Cassazione Penale, Sentenza n. 03912/2026 del 30/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Torino che aveva respinto la sua richiesta di riconoscimento, in sede esecutiva, della circostanza attenuante della lieve entità del fatto (come introdotta dalla sentenza della Corte costituzionale n. 86/2024) con riguardo a più sentenze di condanna. Inoltre era stata respinta la richiesta di riconoscimento della continuazione tra vari reati. Il ricorrente ha dedotto vizi di legittimità e chiesto di sollevare questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, ultimo comma, cod. pen., nella parte in cui non consente che la circostanza attenuante di lieve entità prevalga sull'aggravante della recidiva ex art. 99, quarto comma cod. pen.; ha richiamato precedenti decisioni della Corte costituzionale (es. sent. n. 143/2021) e il principio di proporzionalità invocando anche l'art. 49 par. 3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE come criterio interpretativo.
La decisione
La Corte (mediante il provvedimento del 5 dicembre 2027) ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato la sentenza della Corte costituzionale n. 117/2025 (depositata il 23 giugno 2025, motivazione depositata il 21 luglio 2025) che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, cod. pen., nella parte che vietava la prevalenza della circostanza attenuante della lieve entità sull'aggravante della recidiva reiterata (art. 99, quarto comma). Conseguentemente l'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio al Tribunale di Torino per un nuovo giudizio, affinché valuti l'applicazione dell'attenuante della lieve entità in esecuzione.
Norme richiamate
art. 69 cod. pen.
L'art. 69 (nella parte censurata) era stato interpretato come vietante la prevalenza della circostanza attenuante della lieve entità sull'aggravante della recidiva; la Corte costituzionale ha però dichiarato l'illegittimità di tale divieto nella parte in cui impediva la prevalenza dell'attenuante.
art. 99, quarto comma, cod. pen.
Disciplina la recidiva reiterata come circostanza aggravante; la questione era se tale aggravante possa prevalere sull'attenuante della lieve entità oppure debba essere valutata in termini di proporzionalità rispetto all'attenuante.
sentenza Corte costituzionale n. 86/2024
Ha introdotto/riconosciuto l'attenuante della lieve entità in relazione a specifici reati (richiamata dal ricorrente come presupposto per il riconoscimento in esecuzione).
sentenza Corte costituzionale n. 143/2021
Precedente in cui la Corte aveva già dichiarato l'illegittimità di una disposizione che impediva la prevalenza dell'attenuante della lieve entità su una circostanza aggravante (nella fattispecie riferita al delitto di cui all'art. 630 cod. pen.).
sentenza Corte costituzionale n. 117/2025
Decisione decisiva per il caso: ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, nella parte che vietava la prevalenza della lieve entità sull'aggravante della recidiva reiterata, imponendo quindi al giudice dell'esecuzione di riesaminare l'applicazione dell'attenuante.
art. 49 par. 3 CDFUE
Richiamato come criterio interpretativo e ausilio per garantire il rispetto del principio di proporzionalità delle pene; usato dal ricorrente per sostenere il dovere del giudice nazionale di disapplicare norme interne incompatibili con principi costituzionali/europei.
principio di proporzionalità
Principio costituzionale e parametro ermeneutico utilizzato dalla Corte costituzionale per orientare l'interpretazione delle norme penali e che impone al giudice comune di valutare l'adeguatezza della sanzione rispetto alla responsabilità del soggetto.
Massime di principio
- Se la Corte costituzionale dichiara l'illegittimità di una norma che vieta la prevalenza di un'attenuante rispetto a un'aggravante, il giudice dell'esecuzione deve riesaminare le situazioni individuali per valutare l'applicazione dell'attenuante e l'eventuale riduzione della pena.
- La presenza di un'aggravante (es. recidiva di cui all'art. 99, quarto comma) non impedisce automaticamente che la circostanza attenuante della lieve entità possa prevalere: occorre un giudizio di proporzionalità e di bilanciamento delle circostanze.
- Le pronunce della Corte costituzionale che modificano la gerarchia tra circostanze attenuanti e aggravanti hanno efficacia anche in sede esecutiva e possono determinare l'annullamento con rinvio delle decisioni che non hanno operato il nuovo bilanciamento.
- La richiamata Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE e i principi costituzionali (in particolare il principio di proporzionalità) possono essere invocati come criterio interpretativo dal giudice nazionale per disapplicare norme interne incompatibili con i parametri costituzionali/europei.
- In casi analoghi è opportuno sollevare la questione sotto il profilo costituzionale quando l'applicazione della norma interna determina una sproporzione nella commisurazione della pena; il giudice dell'esecuzione ha il potere-dovere di riesaminare l'esecuzione alla luce delle pronunce costituzionali intervenute.
- Quando il ricorso è accolto per illegittimità normativa il provvedimento tipico è l'annullamento con rinvio al giudice di merito per nuovo esame applicativo, non l'automatica modifica della pena senza valutazione nel nuovo giudizio.
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