Sentenza n. 928/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Sezione Quinta Ter, 17 luglio 2024, n. 14543, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lazio, Sez. V ter, 17 luglio 2024, n. 14543
Esito
Favorevole al resistente (ente gestore)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’impresa ha proposto appello avverso la sentenza del TAR Lazio n. 14543 del 17 luglio 2024. Il GSE ha eccepito la tardività dell’impugnazione, documentando che la sentenza era stata notificata il 22 luglio 2024. L’appello è stato notificato soltanto l’8 febbraio 2025, oltre il termine perentorio di sessanta giorni previsto dall’art. 92, comma 1, c.p.a. Dal testo non risultano specifici motivi di merito dedotti contro la sentenza di primo grado, poiché il giudizio è stato definito sulla questione preliminare di ricevibilità.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha dichiarato l’appello irricevibile ai sensi dell’art. 35, comma 1, lettera a), c.p.a., rilevando che, essendo stata la sentenza di primo grado notificata il 22 luglio 2024, l’appello notificato l’8 febbraio 2025 era stato proposto oltre il termine perentorio di sessanta giorni previsto dall’art. 92, comma 1, c.p.a. Il giudice non ha esaminato le questioni di merito. Ha compensato tra le parti costituite le spese del grado, ravvisando giusti motivi.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. a), c.p.a.
La tardività dell’impugnazione comporta la dichiarazione di irricevibilità dell’appello.
art. 92, comma 1, c.p.a.
Il termine per proporre appello è perentorio e decorre dalla notificazione della sentenza; nel caso concreto il termine di sessanta giorni è stato superato.
Massime di principio
- La notificazione della sentenza di primo grado fa decorrere il termine perentorio di sessanta giorni per la proposizione dell’appello ai sensi dell’art. 92, comma 1, c.p.a.
- L’appello notificato oltre il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza impugnata deve essere dichiarato irricevibile ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. a), c.p.a., senza esame dei motivi di merito.
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