Sentenza n. 736/2026 - Torino, Sezione 1
per l'annullamento del decreto di rigetto dell’istanza del ricorrente volta al rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, con iscrizione della figlia della ricorrente;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: decreto di rigetto dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, con iscrizione della figlia
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione dell'interno)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il decreto con cui era stata respinta la sua istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, chiedendo anche l'iscrizione della figlia. Il testo non specifica i motivi di illegittimità dedotti nel ricorso. Nel corso del giudizio, il 13 marzo 2026, la difesa erariale ha depositato il provvedimento di revoca dell'atto impugnato, contenente anche l'impegno dell'amministrazione a rilasciare il titolo richiesto.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, rilevando che la revoca dell'atto impugnato e l'impegno dell'amministrazione a rilasciare il titolo avevano eliminato l'interesse della ricorrente a una decisione di merito. Poiché l'amministrazione si era determinata soltanto dopo la proposizione del ricorso, il Collegio l'ha condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 35 c.p.a.
sopravvenuto difetto di interesse
La sopravvenienza della revoca dell'atto impugnato, accompagnata dall'impegno dell'amministrazione a rilasciare il titolo richiesto, elimina l'interesse alla decisione di merito e comporta la dichiarazione di improcedibilità del ricorso.
art. 52, commi 1, 2 e 5, d.lgs. 196/2003
Costituisce il presupposto per disporre l'oscuramento dei dati identificativi del minore, dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela e degli altri dati idonei a identificarli.
art. 6, paragrafo 1, lettera f), Regolamento (UE) 2016/679
È richiamato quale ulteriore presupposto per l'oscuramento dei dati personali indicati nel dispositivo.
Massime di principio
- La revoca dell'atto amministrativo impugnato, quando elimina l'utilità concreta della decisione giudiziale e assicura il conseguimento del risultato richiesto, determina la sopravvenuta carenza di interesse e comporta l'improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 35 c.p.a.
- Quando l'amministrazione adotta il provvedimento satisfattivo soltanto dopo la proposizione del ricorso, la dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse non esclude la condanna dell'amministrazione alle spese di lite, in applicazione del criterio della soccombenza virtuale o della causalità della controversia.
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