Cassazione Civile, Sentenza n. 12165/2024 del 06/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'avviso di accertamento TK3036302277 (recupero a tassazione per IRES e IRAP di € 369.709,00) emesso nei confronti della Gai Mattiolo Holding SA e notificato al ricorrente nella sua qualità di presunto amministratore di fatto. Il ricorrente contestava la sua legittimazione ad essere indicato come destinatario dell'atto e denunziava violazione di norme processuali (art. 360 c.p.c. comma 1 n.3 in relazione agli artt. 100 e 102 c.p.c.) e dei principi giurisprudenziali in tema di legittimazione attiva, oltre a prospettare profili di illegittimità costituzionale (art. 24 Cost.)
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'atto impositivo fosse rivolto alla società (soggetto passivo) e che la notifica al sig. Mattiolo fosse avvenuta in quanto indicato come amministratore di fatto; tuttavia il ricorrente non aveva proposto il ricorso in qualità di rappresentante legale della società ma in proprio, per contestare la sua indicazione come amministratore di fatto. Perciò e mancava la legittimazione ad impugnare direttamente l'avviso. La Corte ha inoltre escluso la fondatezza dell'eccezione di incostituzionalità e richiamato il principio secondo cui la persona fisica indicata erroneamente come rappresentante può tutelarsi in sede di riscossione se e quando l'azione esecutiva venga effettivamente promossa nei suoi confronti. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio di legittimità liquidate in € 2.500,00 oltre spese prenotate a debito e prescrizione dell'ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, DPR n.115/2002.
Norme richiamate
art. 360 c.p.c. comma 1 n. 3
Invocato dal ricorrente come motivo di cassazione per vizio di diritto; la Corte ha ritenuto inammissibile nella parte in cui esso mira a rimettere in discussione valutazioni di merito adeguatamente motivate dai giudici di merito.
art. 100 c.p.c.
Richiamato dal ricorrente in relazione alla legittimazione/qualità per agire; la Corte ha interpretato le norme processuali invocate (art.100 e 102 c.p.c.) nel senso che non autorizzano la persona fisica ad impugnare in proprio un atto indirizzato alla società quando non vi sia stata impugnazione dell'ente o non si agisca in qualità di rappresentante.
art. 102 c.p.c.
V. art. 100: la disposizione non consente al soggetto non destinatario dell'atto di esercitare tutela diretta contro l'accertamento rivolto alla persona giuridica.
art. 24 Cost.
La Corte ha escluso che il diniego di ammissione del ricorso costituisca violazione del diritto di accesso alla giustizia; l'assenza di interesse e legittimazione impedisce la tutela in giudizio e non configura violazione dell'art.24 Cost.
art. 7 D.L. n. 269 del 30/09/2003
Richiamato per chiarire che le sanzioni amministrative fiscalmente rilevanti sono di norma a carico della persona giuridica; la responsabilità personale dell'amministratore sussiste solo in ipotesi di utilizzo dello 'schermo sociale' per il proprio esclusivo interesse (veil piercing), circostanza non allegata né provata nel caso di specie.
art. 13, comma 1-quater, DPR n. 115 del 2002
La Corte ha dato atto dell'applicazione della disposizione relativa al contributo unificato e della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore versamento a carico del ricorrente.
Massime di principio
- Quando un atto impositivo è rivolto ad una società (persona giuridica), l'impugnazione deve essere proposta dalla società o dal suo legale rappresentante; una persona fisica indicata nell'atto come rappresentante non può normalmente impugnare in proprio se non agisce nella sua qualità rappresentativa.
- Se si ritiene di essere stati indicati erroneamente come destinatari o rappresentanti, la via processuale ordinaria per la persona fisica è di attendere eventuali atti di riscossione effettivamente diretti contro di essa e contestarli in quella sede (eccezione circa la titolarità del credito e la propria responsabilità).
- Per ottenere tutela immediata rispetto ad un'accertamento notificato alla società, il ricorrente deve provare e assumere la qualità in cui agisce (es. legale rappresentante) o far intervenire/mandare la società a proporre il ricorso; ricorsi presentati 'in proprio' quando la pretesa non è diretta al soggetto che impugna sono in genere dichiarati inammissibili.
- La prospettazione di un vulnus costituzionale (es. art. 24 Cost.) è inefficace se il problema è meramente di mancanza di interesse/legittimazione: il diritto di accesso al giudice non esonera dal requisito della legittimazione sostanziale a impugnare.
- La responsabilità personale dell'amministratore per debiti fiscali della società è un'eccezione che richiede specifiche allegazioni e prove (uso dello 'schermo sociale' per vantaggio personale); in assenza di tali elementi, le sanzioni e i recuperi restano a carico della società.
- Prima di proporre ricorso autonomo, verificare sempre quale soggetto sia formalmente destinatario dell'atto, se la società ha già impugnato e quali azioni di riscossione sono state intraprese: duplicazioni di impugnazioni personali non ammissibili possono comportare condanne alle spese.
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