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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7539/2022 del 02/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava la sentenza di appello che confermava la condanna per bancarotta fraudolenta documentale (art. 216 legge fall.), deducendo: violazione di legge (art. 40, comma 2, c.p. e art. 516 c.p.p.), travisamento della prova e vizio di motivazione in ordine all'elemento soggettivo del reato. In particolare il ricorrente sosteneva l'insussistenza del dolo (generico o specifico), invocava la corrispondenza tra chiesto e pronunciato (rilevando che l'imputazione evocava profili di dolo specifico) e affermava di essere mero amministratore «di diritto» ("testa di legno"), privo di poteri gestori, con la società inattiva dal 2005/2006, sicché non vi sarebbe stato interesse a impedire la ricostruzione della contabilità; infine chiedeva la riqualificazione in bancarotta semplice per colpa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per il resto, confermando la valutazione di merito che aveva ritenuto provata la tenuta delle scritture in modo da impedire la ricostruzione del patrimonio/volume d'affari e l'esistenza dell'elemento soggettivo (dolo generico), avendo la Corte d'appello valorizzato documenti e atti (tra cui una nota dell'imputato e operazioni bancarie/di vendita). Tuttavia la Corte ha annullato d'ufficio la parte della sentenza che fissava in via fissa la durata delle pene accessorie fallimentari (dieci anni), ritenendo applicabile la pronuncia della Corte Costituzionale n. 222/2018 che ha dichiarato incostituzionale la misura fissa; ha quindi rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo per la determinazione concreta e motivata della durata delle pene accessorie secondo i criteri dell'art. 133 c.p.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare

    art. 216, comma 1, n. 2, seconda parte, legge fall.

    La fattispecie di bancarotta fraudolenta documentale richiede l'impedimento della ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari (evento) e il dolo generico, ossia la coscienza e volontà dell'irregolare tenuta delle scritture con la consapevolezza che ciò renda impossibile la ricostruzione.

  • art. 217 legge fallimentare

    art. 217, comma 2, legge fall.

    Distinzione tra bancarotta semplice documentale (che non richiede l'evento dell'impedimento della ricostruzione) e la forma fraudolenta prevista dall'art. 216.

  • art. 40 cod. pen.

    art. 40, comma 2, cod. pen.

    Previsione della responsabilità dell'amministratore formale per omissioni rilevanti; la Corte ha richiamato la possibilità che l'amministratore di diritto risponda della condotta omissiva anche quando l'amministrazione di fatto sia esercitata da altri, pur evitando di deciderne i limiti nel merito del caso.

  • art. 516 cod. proc. pen.

    Richiama il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; la Corte osserva che la doglianza in tal senso deve essere dedotta nei gradi immediati e non per la prima volta in Cassazione.

  • art. 2639 cod. civ.

    Richiamato per il principio secondo cui l'amministratore di fatto può esercitare poteri contemporaneamente ad altri soggetti; utile per valutare concorsi di gestione nella responsabilità societaria.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena (e, per analogia, per la rimodulazione delle pene accessorie) che il giudice dovrà applicare nel giudizio di rinvio per fissare la durata non più predeterminata dalla norma dichiarata incostituzionale.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 222/2018

    Corte Costituzionale, sent. n. 222/2018

    Ha dichiarato l'illegittimità della norma che determinava in misura fissa la durata delle pene accessorie fallimentari; decisione applicabile al caso e motivo dell'annullamento parziale e del rinvio per rimodulazione della durata.

  • art. 136 Cost. e l. n. 87/1953

    art. 136, comma 1, Cost.; art. 30, comma 3, l. n. 87/1953

    Principio di efficacia temporale e applicabilità della pronuncia di incostituzionalità anche nel processo in corso; giustificazione per l'intervento d'ufficio della Corte di cassazione sulla durata delle pene accessorie.

Massime di principio

  • In Cassazione la ricostruzione dei fatti e l'apprezzamento della prova compiuti dai giudici di merito sono vincolanti salvo il travisamento decisivo: la critica ai fatti deve dimostrare che l'errore è idoneo a disarticolare l'intero ragionamento probatorio.
  • Per la bancarotta fraudolenta documentale (art. 216 lf.) è necessario l'evento dell'impedimento alla ricostruzione del patrimonio/volume d'affari e il dolo generico (consapevolezza dell'irregolarità idonea a impedire la ricostruzione); la sussistenza del solo elemento materiale non basta senza elementi sintomatici del dolo.
  • La questione della qualifica di amministratore di fatto rispetto a quello di diritto va valutata sul complesso delle prove: atti, documenti e comportamenti che dimostrino esercizio effettivo dei poteri gestori possono far ricadere responsabilità sull'amministratore formale.
  • La doglianza sulla violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato costituisce nullità a regime intermedio e va proposta nei gradi immediati; sollevata per la prima volta in Cassazione è inammissibile.
  • Se una norma che determina in modo fisso la durata di una sanzione accessoria viene dichiarata incostituzionale, il giudice d'appello deve ricalcolare la durata secondo i criteri dell'art. 133 c.p.; la Corte di legittimità può annullare e rinviare d'ufficio la sola parte del provvedimento incompatibile con la pronuncia costituzionale.
  • La responsabilità dell'amministratore formale per fatti commessi dall'amministratore di fatto può trovare fondamento nell'art. 40 c.p., comma 2; tuttavia la qualificazione del dolo o della colpa richiede attento esame delle modalità concrete della condotta.

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