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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00201/2026 del 05/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto che fosse riconosciuta la fungibilità del periodo di custodia cautelare subito dal 27/09/2012 al 26/09/2013, espiato senza titolo per un diverso delitto, e detratto dalla pena da espiare in relazione alla condanna pronunciata il 24/09/2021 dalla Corte di appello di Catanzaro per il delitto di cui all'art. 416-bis (associazione mafiosa) con condotta perdurante dalla metà degli anni '90 fino al 2016. Il ricorrente ha sostenuto che il periodo detentivo rientra nell'arco temporale della condotta permanente e che, ai fini della fungibilità, rileva che la detenzione sia intervenuta dopo l'inizio della condotta permanente e prima della sentenza irrevocabile di condanna.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato il principio consolidato secondo cui la fungibilità delle pene espiate senza titolo non è applicabile ai reati permanenti quando la permanenza sia cessata dopo l'espiazione senza titolo. Sul caso concreto il giudice dell'esecuzione aveva accertato che la partecipazione all'associazione mafiosa era continuata oltre il periodo di custodia (con protrazione almeno fino al 2016), per cui la detenzione 2012-2013 non poteva essere detratta dalla pena relativa al reato permanente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 657, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente in materia di detrazione per fungibilità delle pene espiate senza titolo; nel giudizio di legittimità è stata comunque ritenuta non applicabile al caso del reato permanente la cui cessazione della permanenza è avvenuta dopo il periodo detentivo.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Fattispecie contestata al ricorrente (associazione di tipo mafioso). La sentenza e la giurisprudenza la qualificano come reato permanente la cui consumazione si estende fino alla cessazione della partecipazione.

  • art. 158 cod. pen.

    Norma richiamata in relazione al decorso della prescrizione nei reati permanenti: la consumazione e quindi il termine rilevante decorrono fino alla cessazione della permanenza.

Massime di principio

  • La fungibilità delle pene espiate senza titolo non si applica ai reati permanenti quando la permanenza del reato si è protratta oltre il periodo di detenzione senza titolo; il reato permanente è considerato unitario e non frazionabile.
  • Per decidere sulla fungibilità nei reati permanenti il giudice dell'esecuzione deve accertare con attenzione la data di cessazione della permanenza; non sempre tale data coincide con la pronuncia della sentenza di primo grado se nella contestazione non è indicata espressamente.
  • Spetta all'accusa provare il protrarsi della condotta criminosa fino alla data indicata quando la contestazione è in forma aperta; all'imputato grava l'onere di allegare fatti che dimostrino l'interruzione della partecipazione.
  • La detenzione subita per altro reato non interrompe automaticamente la permanenza del reato permanente, e condizioni di detenzione (ad esempio arresti domiciliari) possono comportare la prosecuzione della partecipazione al reato.
  • Non c'è disparità di trattamento tra reati istantanei e permanenti: in entrambi i casi la fungibilità non può essere riconosciuta per periodi espiati prima della consumazione del reato che poi dà luogo alla pena.

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