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Sentenza

Sentenza del 06/04/2016 n. 6679 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a T.P. l'impiego di due lavoratrici senza formale assunzione e senza iscrizione nel libro matricola, applicando la presunzione prevista dal D.L. n. 12 del 2002, art. 3, comma 3, convertito nella L. n. 73 del 2002. La ricorrente ha proposto quattro motivi: il primo relativo al difetto di giurisdizione della Commissione Tributaria dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 130/2008; gli altri concernenti l'omessa o carente valutazione delle dichiarazioni delle lavoratrici, della documentazione contabile e lavoristica, della natura stagionale dell'attività e dell'ammissibilità dei documenti prodotti in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo, ritenendo ormai coperta da giudicato implicito interno la giurisdizione tributaria, poiché la questione non era stata sollevata nel primo grado né specificamente impugnata in appello. Ha invece accolto gli altri motivi, rilevando che la Commissione Tributaria Regionale aveva motivato in modo insufficiente e apodittico, senza esaminare adeguatamente l'intero quadro probatorio e senza spiegare se i documenti prodotti dimostrassero che i rapporti di lavoro erano iniziati successivamente al 1° gennaio dell'anno dell'accertamento, anche in ragione della natura stagionale dell'attività. La sentenza è stata quindi cassata nei limiti dei motivi accolti, con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale di Bari, anche per le spese.

Norme richiamate

  • D.L. n. 12 del 2002, art. 3, comma 3, convertito nella L. n. 73 del 2002

    La norma prevedeva una presunzione di impiego irregolare a decorrere dal 1° gennaio dell'anno in cui era stata constatata la violazione.

    La presunzione non può impedire al datore di lavoro di dimostrare che il rapporto irregolare è iniziato in una data successiva al 1° gennaio; tale possibilità probatoria è stata riconosciuta dalla Corte costituzionale n. 144/2005.

  • Costituzione, artt. 3 e 24

    Sono stati richiamati dalla Corte costituzionale per dichiarare illegittima la disciplina nella parte in cui non consentiva al datore di lavoro di fornire la prova dell'effettiva decorrenza successiva del rapporto irregolare.

  • Codice di procedura civile, art. 5

    Il principio della perpetuatio jurisdictionis non impedisce di considerare il giudicato implicito interno formatosi sulla giurisdizione quando la questione non sia stata tempestivamente contestata.

  • Codice di procedura civile, art. 37

    La questione di giurisdizione, pur rilevabile d'ufficio, non può essere riesaminata quando sia stata implicitamente definita dal giudice di primo grado e la relativa statuizione non sia stata impugnata, formando giudicato interno.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 57 e 58

    In appello non sono ammesse nuove eccezioni non rilevabili d'ufficio, mentre possono essere prodotti nuovi documenti, anche a sostegno di eccezioni già tempestivamente dedotte. Il giudice deve distinguere tra nuova eccezione e nuova produzione documentale.

  • Codice di procedura civile, art. 112

    Il giudice deve pronunciarsi sui motivi di impugnazione ritualmente proposti; l'omessa considerazione di specifiche censure può integrare violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 5

    È censurabile la motivazione che ometta l'esame di fatti e punti decisivi, soprattutto quando la valutazione complessiva delle prove avrebbe potuto condurre a una decisione diversa.

  • Costituzione, art. 111, comma 6

    La motivazione per relationem è ammissibile solo se il rinvio consente di comprendere le ragioni della decisione e dimostra che il giudice ha esaminato concretamente le censure, senza recepire in modo acritico la motivazione richiamata.

Massime di principio

  • La giurisdizione deve essere contestata tempestivamente: se il giudice di primo grado decide nel merito presupponendo la propria giurisdizione e la parte non impugna specificamente tale aspetto, può formarsi un giudicato implicito interno che impedisce di riaprire la questione nei gradi successivi.
  • Quando una norma introduce una presunzione sfavorevole al contribuente o al datore di lavoro, deve essere consentita la prova contraria, soprattutto se la presunzione non riflette necessariamente la concreta situazione di fatto.
  • La natura stagionale dell'attività può costituire un elemento decisivo per dimostrare che il rapporto di lavoro è iniziato dopo la data presunta dalla legge, ma deve essere provata mediante un quadro documentale e testimoniale coerente.
  • Il giudice d'appello deve esaminare specificamente i motivi di gravame e tutta la documentazione rilevante; una motivazione generica o il semplice richiamo alla sentenza di primo grado non sono sufficienti se non affrontano le censure formulate.
  • La produzione di nuovi documenti in appello può essere ammissibile quando sostiene eccezioni già dedotte tempestivamente; non equivale automaticamente alla proposizione di una nuova eccezione.
  • In presenza di una presunzione legale superabile, è opportuno produrre sin dall'inizio documenti convergenti, come libri matricola, buste paga, contratti, registri aziendali, dichiarazioni dei lavoratori e verbali ispettivi, evidenziando il fatto specifico che si intende dimostrare.

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