Cassazione Penale, Sentenza n. 42254/2022 del 09/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione in cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Nola che non ha convalidato l'arresto operato dalla polizia giudiziaria il 15.05.2022 nei confronti di Alfredo Ciotola, gravemente indiziato di tentato furto (artt. 81 cpv, 56, 625 nn.2 e 7 c.p.). Il ricorrente deduce violazione di legge sostenendo che sussisterebbe lo stato di 'quasi flagranza' in quanto l'arrestato era sul luogo del fatto e nella disponibilità di arnesi compatibili con i danni riscontrati sui veicoli.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il Tribunale ha correttamente valutato la mancanza della condizione di 'quasi flagranza': gli agenti hanno proceduto all'arresto dopo aver raccolto informazioni da testimoni che indicavano l'indiziato, per cui è mancata un'immediata e autonoma percezione delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con il prevenuto. La Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata che esclude la 'quasi flagranza' quando l'individuazione del responsabile deriva da informazioni di terzi o richiede valutazioni non immediatamente desumibili dalle tracce.
Norme richiamate
Codice penale
artt. 81 cpv, 56, 625 nn. 2 e 7
Gli articoli indicano la qualificazione giuridica del fatto (tentativo e furto). Nella decisione le norme sono richiamate a titolo di inquadramento del reato contestato, ma la valutazione della legittimità dell'arresto si fonda su questioni di fatto e di giurisprudenza processuale, non sull'interpretazione sostanziale di tali articoli.
Codice di procedura penale
Norma relativa alle spese nel procedimento: la Corte dispone che nulla deve essere disposto sulle spese ex art. 616, in considerazione della qualità di parte pubblica del ricorrente.
Giurisprudenza della Cassazione (principio sulla 'quasi flagranza')
Sez. U, n. 39131 del 24/11/2015 Rv. 267591-01; Sez. 4, n. 36169 del 22/09/2021 Rv. 281887-01; Sez. 4, n. 5349 del 04/12/2019 Rv. 278443-01
La giurisprudenza interpreta la 'quasi flagranza' come condizione che richiede l'immediata e autonoma percezione, da parte di chi procede all'arresto, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato. L'arresto basato esclusivamente su informazioni fornite da vittime o terzi o su indagini successive non integra la 'quasi flagranza'; tracce intrinsecamente equivoche escludono la condizione.
Massime di principio
- L'arresto in stato di 'quasi flagranza' richiede che gli operanti abbiano percezione immediata e autonoma delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato; non è sufficiente l'indicazione fornita da vittime o terzi.
- Se l'individuazione del sospetto deriva dallo svolgimento di attività di indagine o da informazioni rese da terzi, l'arresto non può essere considerato in 'quasi flagranza'.
- Tracce del reato che appaiono equivoche o che richiedono apprezzamenti e valutazioni non immediatamente desumibili escludono la condizione di 'quasi flagranza'.
- Nel giudizio di convalida dell'arresto il pubblico ministero deve dimostrare che gli agenti hanno avuto una percezione autonoma e immediata delle evidenze collegabili in modo inequivoco al soggetto arrestato; in assenza di ciò la convalida può essere legittimamente negata.
- La questione della legittimità dell'arresto è distinta dalla valutazione del merito penale: la non convalida dell'arresto non equivale a proscioglimento, ma incide sulla regolarità del provvedimento cautelare iniziale.
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