Cassazione Penale, Sentenza n. 6527/2022 del 23/02/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione, con ruolo qualificato, ad associazione mafiosa. L'ordinanza del riesame aveva fondato la gravità indiziaria su conversazioni intercettate (15/01/2019 e 04/04/2019) che, secondo l'accusa, identificavano il ricorrente come componente della "Commissione/Camera di controllo" del gruppo di Toronto. Il ricorrente denunciava, tra l'altro, la mancata considerazione da parte del Tribunale del riesame di una memoria difensiva contenente obiezioni decisive (in particolare: incertezza e fonti terze nelle intercettazioni, possibile diversa identificazione del nominativo "Rocco/Remo", rilievo di precedenti procedimenti che non lo coinvolgono), e censurava la genericità delle esigenze cautelari addotte.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che il Tribunale del riesame abbia omesso di esaminare e motivare sulle argomentazioni contenute nella memoria difensiva (omissione idonea a incidere sulla valutazione della gravità indiziaria e sulla posizione apicale attribuita al ricorrente). La sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale del riesame di Reggio Calabria per nuovo giudizio, libero nel risultato e privo del vizio riscontrato. La censura sulle esigenze cautelari è stata dichiarata assorbita ma non preclusa.
Norme richiamate
art. 309 cod. proc. pen.
Norma invocata come base procedurale per il procedimento dinanzi al Tribunale del riesame; indica la competenza e la disciplina del giudizio di riesame in materia di misure cautelari.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principio sull'omessa valutazione della memoria difensiva)
Sez. 1, n. 26536 del 24/06/2020; Sez. 3, n. 5075 del 13/12/2017; Sez. 5, n. 4031 del 23/11/2015
Principio secondo cui l'omessa valutazione di una memoria difensiva non determina di per sé nullità, ma può compromettere la correttezza e la congruità della motivazione del provvedimento. Applicato per affermare che la mancata disamina delle obiezioni difensive ha inciso sulla valutazione della gravità indiziaria e quindi sulla legittimità del mantenimento della misura cautelare.
Massime di principio
- La mancata considerazione motivata di memorie difensive contenenti argomenti rilevanti può determinare l'annullamento del provvedimento cautelare: il giudice del riesame deve esaminare espressamente e motivare sui punti decisivi sollevati dalla difesa.
- L'identificazione del soggetto nelle conversazioni intercettate richiede accertamento rigoroso: incertezze sulle fonti, riferimenti indiziari non univoci o possibili omonimie devono indebolire la valutazione della gravità indiziaria.
- La gravità indiziaria per reati associativi deve poggiare su elementi concreti e specifici; il richiamo esclusivo a generici riferimenti o a conversazioni di significato vago non è sufficiente per sostenere misure cautelari afflittive.
- I precedenti processuali e gli esiti di altri procedimenti rilevanti per la personalità dell'indagato devono essere valutati e confrontati; l'omissione di tale confronto può viziare la decisione cautelare.
- L'analisi delle esigenze cautelari (specialpreventive, probatorie) deve essere motivata in modo non generico, con riferimento a specifici elementi di pericolo o di rischio di inquinamento probatorio.
- In situazioni analoghe la difesa dovrebbe produrre e sottolineare documentazione e argomenti atti a chiarire l'identità degli interpellati nelle intercettazioni, a contestare la fonte delle informazioni e a dimostrare l'assenza di collegamenti apicali con l'associazione.
- Se il giudice del riesame si fonda su elementi intercettati, deve valutare la portata temporale e contestuale delle conversazioni (es.: se la conversazione è stata registrata quando il parlante si trovava all'estero o in Italia) per evitare valutazioni decontestualizzate.
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