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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30009/2024 del 22/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto dal difensore dell'indagato (avv. Rollo) con unico motivo: vizio di motivazione ex art. 606 lett. e) c.p.p., deducendo che il Tribunale del riesame avrebbe erroneamente qualificato come "associazione di tipo mafioso" fatti che, a suo avviso, si ricollegano unicamente a reati di narcotraffico. Si contestava l'assenza degli elementi caratteristici della mafia, la non decisività del coinvolgimento del Perrone (già condannato per 416-bis) e il fatto che i reati consumati in Puglia non possano essere automaticamente ricondotti alla Sacra Corona Unita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Lecce avesse adeguatamente motivato la gravosità degli indizi, descrivendo il ruolo di Perrone e la ripresa delle attività illecite dopo la scarcerazione, nonché la collaborazione e il ruolo operativo di Coviello. La Corte ha confermato il principio secondo cui la natura mafiosa può emergere anche dal controllo intimidatorio di attività economiche illecite (es. spaccio al minuto) finalizzato ad imporre percentuali e ottenere il controllo del territorio. Perciò il coinvolgimento del ricorrente è stato ritenuto idoneo a integrare la partecipazione punibile ex art. 416-bis c.p. Conseguentemente la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La norma sull'associazione di tipo mafioso è stata interpretata in senso estensivo: la natura mafiosa può ritenersi integrata anche quando il gruppo eserciti potere intimidatorio per controllare attività economiche illecite e imporre percentuali sulle attività illecite, determinando uno stato di soggezione nel territorio.

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen.

    Il vizio dedotto riguarda la motivazione; la Cassazione verifica se il giudice di merito ha adeguatamente indicato le ragioni che giustificano la gravità degli indizi, controllando la congruenza logica e il rispetto dei principi di diritto nell'apprezzamento delle risultanze.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato tale norma determinando la somma di euro 3.000,00.

  • art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione; indicata nelle disposizioni finali della sentenza.

Massime di principio

  • In sede di cassazione su misure cautelari personali il sindacato sulla motivazione è limitato: la Corte verifica la adeguatezza e la congruenza logica delle ragioni che il giudice di merito ha fornito per ritenere sussistenti gravi indizi.
  • La qualificazione di "associazione mafiosa" non richiede esclusivamente la commissione di delitti diversi dalla droga: è sufficiente dimostrare che il gruppo eserciti un potere intimidatorio e di controllo del territorio finalizzato a controllare attività economiche, anche illecite, e a imporre pagamenti percentuali.
  • Il coinvolgimento con un soggetto già condannato per 416-bis e la ripresa di attività delittuose dopo la scarcerazione sono elementi che rafforzano la valutazione di partecipazione a sproporzionata influenza mafiosa.
  • Il fatto che reati siano consumati in una regione notoriamente interessata da organizzazioni mafiose non determina automaticamente la sussistenza del 416-bis: è tuttavia corretto valutare in concreto se vi sia controllo intimidatorio del territorio e delle attività illecite.
  • Per il difensore è necessario, quando si impugna la motivazione, dimostrare concretamente le omissioni o la illogicità della valutazione probatoria del giudice di merito; meri dissensi valutativi senza indicazione di specifiche carenze argomentative difficilmente ottengono accoglimento.

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