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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50712/2023 del 19/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza che aveva ritenuto l'imputato colpevole di lesioni personali aggravate per aver esploso tre colpi di pistola contro Diego Russo il 18/05/2021. Il ricorrente contestava esclusivamente il mancato riconoscimento di due circostanze attenuanti: a) l'attenuante della provocazione (art. 62, comma 1, n. 2 c.p.), sostenendo che lo stato di tensione e i rapporti personali con la vittima giustificassero lo stato d'ira e il nesso psicologico tra offesa e reazione; b) l'attenuante del ravvedimento/ristoro (art. 62, comma 1, n. 6 c.p.), deducendo di essersi mostrato disponibile a ristorare integralmente il danno economico subito dalla persona offesa e quindi meritevole della diminuzione di pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha confermato la sentenza impugnata (condanna a cinque anni, quattro mesi di reclusione e 10.800,00 euro di multa, oltre alle pene accessorie e alle spese). Sul primo motivo la Corte ha ritenuto che manchi il requisito del nesso di causalità psicologica tra il presunto fatto ingiusto della vittima (danneggiamenti non attribuiti con certezza a Russo) e l'aggressione: quindi l'attenuante della provocazione non è dimostrata. Sul secondo motivo la Corte ha rilevato che non sono state osservate le modalità previste dal codice civile per rendere effettiva l'offerta di risarcimento (la somma non è stata messa materialmente a disposizione della persona offesa) e, altresì, che non vi sono elementi probatori di un sincero ravvedimento dell'imputato; di conseguenza l'attenuante di cui all'art. 62, comma 1, n. 6 c.p. non è riconosciuta.

Norme richiamate

  • artt. 582 e 583 cod. pen.

    ex artt. 582 e 583 cod. pen.

    I reati contestati sono stati riqualificati ai sensi di tali disposizioni (lesioni personali e relative aggravanti), come richiamato nella motivazione; la riqualificazione ha inciso sulla determinazione della pena.

  • art. 62, primo comma, n. 2 cod. pen.

    art. 62, primo comma, n. 2, cod. pen.

    L'attenuante della provocazione richiede: stato d'ira (alterazione emotiva), un fatto ingiusto della vittima con carattere di ingiustizia obiettiva e un nesso di causalità psicologica tra offesa e reazione. La Corte ha escluso l'attenuante per mancanza del nesso causale, essendo incerto il coinvolgimento della vittima nei danneggiamenti che avrebbero provocato lo stato d'ira.

  • art. 62, primo comma, n. 6 cod. pen.

    art. 62, primo comma, n. 6, cod. pen.

    La circostanza attenuante collegata al risarcimento/ravvedimento richiede l'effettiva attivazione delle modalità di indennizzo (la somma deve essere posta a disposizione della parte offesa secondo le norme civili) e, nella parte del ravvedimento operoso, un elemento soggettivo di genuino pentimento non influenzato da fattori esterni. Nel caso di specie la Corte ha ritenuto non rispettate le modalità pratiche e non provato un sincero ravvedimento.

  • codice civile (norme sulla modalità di offerta dell'indennizzo)

    citato nel testo come "art. gA9 cod. civ." e "art. 1&19 cod. civ." (probabile trascrizione errata)

    La sentenza richiama la necessità che l'offerta di risarcimento sia reale e conforme alle modalità previste dal codice civile: la somma deve essere messa materialmente a disposizione della persona offesa prima che il giudice possa valutare l'adeguatezza dell'offerta ai fini dell'attenuante. Nel caso concreto tali condizioni non risultano adempiute.

Massime di principio

  • L'attenuante della provocazione (art. 62, n. 2) richiede non solo tensioni personali o rabbia percepita dall'imputato, ma un nesso di causalità psicologica tra un fatto ingiusto effettivamente riconoscibile e la reazione: senza una prova che la vittima abbia concretamente posto in essere il fatto ingiusto, l'attenuante difficilmente si configura.
  • La semplice esistenza di rapporti di tensione o di danneggiamenti ai danni dell'imputato non è sufficiente per ottenere la provocazione: è necessario dimostrare che l'offesa della vittima abbia avuto rilevanza oggettiva e collegamento causale con lo stato d'ira dell'imputato.
  • Per ottenere l'attenuante collegata al risarcimento o al ravvedimento (art. 62, n. 6) è essenziale che l'offerta di ristoro sia concreta e rispondente alle modalità previste dal diritto civile (la somma deve essere effettivamente messa a disposizione della persona offesa); la mera disponibilità dichiarata non basta.
  • Il ravvedimento operoso ha una natura soggettiva: deve emergere un genuino e autonomo pentimento non indotto da fattori esterni (es. arresto, detenzione). Se la condotta successiva non dimostra resipiscenza, l'attenuante non è applicabile.
  • In una situazione analoga, la difesa che invoca attenuanti basate su rapporti personali o su offerte di risarcimento dovrebbe documentare concretamente: a) il legame causale tra il comportamento della vittima e la reazione; b) l'effettiva esecuzione dell'offerta di risarcimento secondo le modalità di legge (prove di deposito, transazione accettata o messa a disposizione della somma).
  • Le decisioni motivate del giudice di merito che valutano la prova e il nesso causale sono difficili da rovesciare in sede di legittimità se l'appello in Cassazione non dimostra errori di diritto o valutazioni illogiche/plausibili carenze probatorie.

Testo integrale

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