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Cassazione Civile, Ordinanza n. 08601/2026 del 07/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (concessionaria)

La controversia

La controversia trae origine da un procedimento espropriativo per la realizzazione di opere viarie connesse alla rete autostradale. Una società proprietaria di un compendio immobiliare sito in Baranzate subiva dapprima l’occupazione d’urgenza di parte del fondo e poi l’espropriazione del compendio residuo, con determinazione delle indennità di occupazione e di esproprio. La proprietaria proponeva opposizione alla stima dinanzi alla Corte d’appello e, poi, ricorso per cassazione articolato in sei motivi. In sintesi, contestava: 1) la stima del valore venale del bene, ritenendo illegittima l’applicazione di un ulteriore coefficiente di abbattimento per vetustà/obsolescenza oltre ai valori OMI; 2) la quantificazione dell’indennità per il fondo residuo, sostenendo che l’esproprio parziale avesse imposto la costruzione di una rampa d’accesso non conforme e che il deprezzamento andasse valutato in misura maggiore, oltre a censurare il momento di riferimento della stima; 3) il rigetto della domanda relativa alla perdita temporanea di utilizzazione della parte residua non occupata durante i lavori; 4) il mancato riconoscimento del deprezzamento derivante dall’avanzamento della fascia di rispetto stradale; 5) l’omessa pronuncia o comunque la erronea esclusione del ristoro per opere demolite e per opere di soprasuolo/sottosuolo; 6) l’omessa condanna al deposito delle indennità presso il Ministero dell’economia e delle finanze, invece che al pagamento diretto. La resistente eccepiva preliminarmente l’inammissibilità del ricorso e, nel merito, la sua infondatezza.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto integralmente il ricorso. Ha ritenuto inammissibili il primo, il quarto e il sesto motivo, e infondati il secondo, il terzo e il quinto. In particolare, ha affermato che: i valori OMI sono un ausilio estimativo e possono essere integrati da ulteriori aggiustamenti discrezionali; l’indennità di occupazione e quella di esproprio hanno causa petendi diverse e la prima va riferita al momento dell’immissione in possesso, non a quello del decreto di esproprio; il danno alla porzione residua non va confuso con il pregiudizio imprenditoriale, restando il criterio indennitario ancorato alla perdita di valore del bene; lo spostamento della fascia di rispetto, pur non indennizzabile in sé, può incidere sull’indennità solo se altera le possibilità di utilizzo dell’area residua, circostanza non adeguatamente censurata; le doglianze sulle opere demolite e sulle finiture del compendio miravano a una rivalutazione del merito; la domanda sul deposito delle indennità era priva di interesse perché il deposito risultava già eseguito. La ricorrente è stata condannata alle spese e al raddoppio del contributo unificato, ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 22-bis d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    legittima l’occupazione d’urgenza preordinata all’espropriazione nel procedimento ablatorio.

  • art. 32 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    per la determinazione dell’indennità non si tiene conto degli effetti derivanti dalla realizzazione dell’opera per cui è stato disposto l’esproprio; il motivo che mira a rimettere in discussione criteri estimativi discrezionali non integra violazione della norma.

  • art. 33 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    il deprezzamento dell’area residua può essere considerato ai fini indennitari se risultano alterate le possibilità di utilizzazione del bene, anche in relazione alla perdita di capacità edificatoria; non ogni vincolo sopravvenuto dà luogo a un autonomo ristoro.

  • art. 37 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    richiamato dalla ricorrente in tema di determinazione dell’indennità di esproprio.

  • art. 38 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    richiamato dalla ricorrente in tema di determinazione dell’indennità di esproprio.

  • art. 49 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    richiamato in relazione al pregiudizio sulla porzione residua durante l’occupazione temporanea.

  • art. 50 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    richiamato in relazione al pregiudizio sulla porzione residua durante l’occupazione temporanea.

  • art. 28 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    richiamato dalla ricorrente per sostenere che l’indennità dovesse essere depositata e non pagata direttamente.

  • art. 26 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327

    citato in collegamento con l’obbligo di deposito delle indennità.

  • art. 194 c.p.c.

    richiamato nella censura sulle modalità di svolgimento della consulenza tecnica.

  • art. 195 c.p.c.

    richiamato nella censura sulle modalità di svolgimento della consulenza tecnica.

  • art. 196 c.p.c.

    richiamato nella censura sulle modalità di svolgimento della consulenza tecnica.

  • art. 101 c.p.c.

    invocato per denunciare una asserita decisione a sorpresa in relazione alla consulenza.

  • art. 132 c.p.c.

    richiamato come vizio di motivazione o di omessa pronuncia; la Corte escludeva l’apparenza della motivazione e, per altra doglianza, ha rilevato l’assenza di interesse.

  • art. 112 c.p.c.

    invocato per omessa pronuncia; la Corte ha escluso la violazione perché la statuizione economica comprendeva già il bene richiesto oppure perché mancava interesse attuale.

  • art. 115 c.p.c.

    le quotazioni OMI sono considerate nozioni di fatto utilizzabili dal giudice come ausilio alla valutazione estimativa.

  • art. 360 c.p.c.

    norma processuale di riferimento per i motivi di ricorso per cassazione formulati dalla parte ricorrente.

  • art. 24 Cost.

    richiamato dalla ricorrente in relazione al contraddittorio e al diritto di difesa nel procedimento tecnico.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115

    applicato per il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Le quotazioni OMI non costituiscono una prova legale del valore del bene, ma un ausilio estimativo che il giudice può integrare con ulteriori criteri di valutazione discrezionale, purché dia conto del percorso logico seguito.
  • In materia di espropriazione, l’indennità di occupazione e l’indennità di esproprio hanno presupposti e causa petendi differenti: la prima va riferita al periodo di occupazione e al momento dell’immissione in possesso, mentre la seconda va collegata alla perdita definitiva del bene.
  • La determinazione dell’indennità di esproprio può includere il deprezzamento dell’area residua solo nella misura in cui l’opera incida concretamente sulle possibilità di utilizzazione del bene; il ristoro non si estende ai meri pregiudizi imprenditoriali o a vincoli che non alterino il valore del fondo.
  • Il vincolo di inedificabilità o lo spostamento di una fascia di rispetto non sono di per sé autonomamente indennizzabili, ma possono assumere rilievo ai fini del deprezzamento della residua proprietà se determinano una concreta perdita di capacità di utilizzazione o edificatoria.
  • In sede di legittimità non è censurabile la rivalutazione del merito quando la doglianza mira sostanzialmente a sostituire una diversa stima tecnico-discrezionale a quella compiuta dal giudice di merito.
  • Una doglianza di omessa pronuncia è inammissibile per carenza di interesse quando il bene della vita richiesto risulta già soddisfatto in fatto nel corso del procedimento.
  • rami

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataImpugnazioni
RamiEsecuzioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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