Cassazione Civile, Ordinanza n. 03930/2025 del 16/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
L'Amministrazione finanziaria aveva emesso un atto di recupero per Euro 78.967,90 relativo agli anni d'imposta 2016-2018, contestando l'indebita compensazione di crediti d'imposta con debiti tributari derivanti da accolli conclusi con soggetti terzi. La società aveva impugnato l'atto e aveva ottenuto ragione in primo e in secondo grado. In appello, la Corte di giustizia tributaria regionale aveva ritenuto che l'accollo fosse ammesso dall'art. 8, comma 1, della L. n. 212/2000 e che non fosse applicabile né una risoluzione dell'Agenzia che escludeva la compensazione, perché priva di forza di legge, né la disciplina introdotta nel 2019 che ha espressamente vietato la compensazione dei debiti di terzi accollati, trattandosi di norma successiva. Con il ricorso per cassazione l'Agenzia ha dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 8 L. n. 212/2000 e 17 D.Lgs. n. 241/1997, sostenendo che il giudice di merito aveva errato nel fondare la decisione su atti di prassi o su norme non applicabili ratione temporis, mentre la questione andava risolta in base alla disciplina della compensazione tributaria e alla mancanza di identità soggettiva tra debito e credito.
La decisione
La Corte ha ritenuto infondata l'eccezione di inammissibilità sollevata dalla società controricorrente, osservando che il ricorso poneva una questione di diritto e non una mera richiesta di riesame dei fatti. Nel merito ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate, affermando che, in tema di debiti tributari accollati, l'accollo ha efficacia solo interna nei confronti dell'Amministrazione finanziaria: il debitore verso l'Erario resta l'accollato e manca l'identità soggettiva necessaria per la compensazione ex art. 17 D.Lgs. n. 241/1997. La Corte ha precisato che tale conclusione vale anche per gli anni anteriori all'introduzione dell'art. 1, comma 2, del D.L. n. 124/2019, perché il divieto di compensazione deriva già dalla disciplina previgente. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di II grado del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 8 L. 27 luglio 2000, n. 212
riconosce in via generale l'estinzione dell'obbligazione tributaria per compensazione, ma senza superare le limitazioni già vigenti e senza consentire compensazioni in assenza dei presupposti previsti dalla legge
art. 17 D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241
ammette la compensazione tributaria solo in presenza dei presupposti normativamente previsti, tra cui l'identità soggettiva tra titolare del credito e del debito; tale requisito manca nell'accollo di debiti di terzi
art. 1, comma 2, D.L. n. 124/2019
ha introdotto un espresso divieto di compensazione dei debiti di terzi accollati, ma la Corte precisa che la regola di non compensabilità era già ricavabile dalla disciplina previgente e quindi la norma non è applicata retroattivamente
art. 360, primo comma, c.p.c.
è il parametro formale di deduzione della violazione di legge richiamato nel ricorso
artt. 1241 c.c. e segg.
le regole civilistiche sulla compensazione non si applicano integralmente in materia tributaria, dove la compensazione è ammessa solo nei casi espressamente previsti dalla legge
Massime di principio
- In materia tributaria la compensazione costituisce un istituto eccezionale e può operare solo nei casi espressamente previsti dalla legge, non essendo sufficiente il richiamo alle regole civilistiche sulla compensazione.
- L'accollo di debiti d'imposta ha efficacia soltanto interna nei rapporti tra accollante e accollato; nei confronti dell'Amministrazione finanziaria il soggetto passivo resta l'accollato.
- La mancanza di identità soggettiva tra titolare del credito e titolare del debito impedisce la compensazione tributaria, anche quando il debito sia stato assunto per accollo negoziale e anche se credito e debito si riferiscono alla medesima annualità.
- La disciplina successiva che vieta espressamente la compensazione dei debiti di terzi accollati non introduce un principio nuovo, ma conferma un limite già desumibile dal sistema previgente.
- Nel giudizio di cassazione è ammissibile censurare la corretta ricostruzione giuridica della fattispecie anche se le sentenze di merito abbiano motivazioni sovrapponibili, purché il ricorso denunci violazione o falsa applicazione di norme di diritto e non un mero riesame del fatto.
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