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Cassazione Civile, Ordinanza n. 02982/2023 del 01/02/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un proprietario di autovettura agiva contro un Comune chiedendo il risarcimento dei danni subiti dal veicolo a seguito dell'allagamento di una strada provocato da una forte precipitazione, assumendo l'omessa manutenzione di caditoie, fogne e opere di regimentazione delle acque piovane. Il Tribunale accoglieva la domanda applicando l'art. 2051 c.c. e condannava il Comune al risarcimento dell'importo di euro 14.962,69; il Comune chiamava in causa la società affidataria della manutenzione fognaria, poi esclusa da responsabilità. La Corte d'appello riformava parzialmente la decisione e riduceva il risarcimento a euro 2.500,00, ritenendo il valore commerciale del veicolo non superiore a tale somma e eccessivamente oneroso il risarcimento in forma specifica. In cassazione il danneggiato deduceva: 1) nullità della sentenza per violazione degli artt. 112 e 115 ss. c.p.c. e del contraddittorio, lamentando che la Corte territoriale avesse valorizzato come prova decisiva il valore dell'auto indicato dal Comune, senza adeguato supporto documentale e senza esaminare le sue contestazioni sul valore dinamico e sulle condizioni effettive del veicolo; 2) violazione dell'art. 2058, comma 2, c.c., assumendo che il Comune non avesse provato l'eccessiva onerosità del risarcimento in forma specifica.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo infondati entrambi i motivi. Ha osservato che la contestazione del valore dell'auto da parte del Comune era tempestiva e già presente in primo grado; che le censure del ricorrente miravano in realtà a una nuova valutazione del merito e delle prove, preclusa in sede di legittimità; che non sussisteva omessa pronuncia, poiché la decisione della Corte d'appello conteneva una statuizione implicita di rigetto delle eccezioni dedotte. Quanto al secondo motivo, ha ribadito che il giudice di merito, una volta accertato il valore commerciale del veicolo e confrontato tale valore con il costo di riparazione, può ritenere eccessivamente onerosa la reintegrazione in forma specifica e liquidare il danno per equivalente; tale apprezzamento rientra nella discrezionalità del giudice di merito ed è insindacabile in cassazione. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna del ricorrente alle spese e agli ulteriori oneri di legge.

Norme richiamate

  • art. 2051 c.c.

    Richiamato come base della domanda risarcitoria per i danni causati dall'allagamento della strada imputato alla custodia/manutenzione dell'infrastruttura.

  • art. 2058, comma 2, c.c.

    Il giudice può disporre il risarcimento per equivalente quando la reintegrazione in forma specifica risulti eccessivamente onerosa; l'applicazione della norma, sulla base dell'accertamento comparativo tra valore del bene e costo di riparazione, è rimessa al merito.

  • art. 112 c.p.c.

    Invocato dal ricorrente per sostenere l'omessa pronuncia; la Corte esclude il vizio perché la decisione impugnata conteneva una statuizione implicita di rigetto.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente per denunciare l'utilizzo di una prova asseritamente non fornita; la censura è stata ritenuta inammissibile perché diretta a rivalutare il merito.

  • art. 360, n. 4, c.p.c.

    Utilizzato come parametro di deduzione della nullità della sentenza per violazione del contraddittorio e omessa pronuncia.

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    Utilizzato per denunciare la pretesa violazione dell'art. 2058 c.c.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Indicato per la trattazione in adunanza camerale del ricorso.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Richiamato ai fini del raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 1, comma 17, L. n. 228/2012

    Norma di inserimento del meccanismo di cui all'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato implicitamente nella parte in cui si afferma che grava sul danneggiato la prova del quantum del danno.

Massime di principio

  • In tema di risarcimento del danno a un veicolo, grava sul danneggiato l'onere di provare il quantum del pregiudizio; preventivi e fatture, da soli e se non corroborati da ulteriori riscontri, non costituiscono prova sufficiente del danno.
  • La denuncia di omessa pronuncia non sussiste quando la decisione impugnata contiene una statuizione implicita di rigetto della domanda o eccezione dedotta.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una nuova valutazione delle prove o delle risultanze istruttorie, ove la censura miri solo a contrapporre una diversa lettura del materiale probatorio.
  • Ai fini dell'art. 2058, comma 2, c.c., il giudice di merito può sostituire il risarcimento in forma specifica con quello per equivalente quando, accertato il valore commerciale del bene, il costo di ripristino risulti notevolmente superiore e dunque eccessivamente oneroso per il danneggiante.
  • La valutazione circa l'eccessiva onerosità della reintegrazione in forma specifica e la conseguente liquidazione per equivalente rientra nel potere discrezionale del giudice di merito ed è insindacabile in cassazione se sorretta da motivazione non illogica.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità del custodeProveImpugnazioni
RamiResponsabilità civileProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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