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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22216/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (tribunale di sorveglianza)

La controversia

Il condannato ha proposto ricorso per cassazione avverso l'ordinanza con cui il Tribunale di sorveglianza di Milano ha revocato la misura alternativa della semilibertà precedentemente concessa. La revoca era fondata sul riscontro di una positività ai tetracannabinoidi, considerata dal giudice di sorveglianza un fatto grave e sintomatico dell'inidoneità del soggetto al trattamento e dell'insufficiente comprensione del significato del beneficio. Con memoria difensiva è stato inoltre depositato un motivo aggiunto, corredato da una relazione del SerD del carcere di Opera del 29/04/2026, valorizzata dalla difesa per sostenere l'opportunità di un percorso terapeutico esterno. La Corte ha però rilevato che il ricorso non censurava specifici vizi dell'ordinanza, ma mirava piuttosto a ottenere una nuova valutazione del merito fattuale, non consentita in sede di legittimità; ha inoltre ritenuto irrilevante il documento sopravvenuto, perché successivo alla decisione e comunque non smentente la valutazione già compiuta dal Tribunale, che aveva tenuto conto anche del parere del GOT circa la necessità di un contesto più contenitivo con supporto SerD.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto congrua, adeguata e conforme a legge la motivazione del Tribunale di sorveglianza sulla revoca della semilibertà, valorizzando la positività ai tetracannabinoidi quale condotta grave, idonea a dimostrare l'inidoneità del condannato al trattamento. Ha escluso che il ricorso introducesse censure di legittimità effettive, ravvisandovi invece una sollecitazione a una rivalutazione del fatto. Ha infine reputato priva di decisività la relazione SerD prodotta con il motivo aggiunto, perché formata dopo la decisione e comunque non incompatibile con il provvedimento impugnato, che già considerava la necessità di un supporto terapeutico in ambiente più contenitivo. Conseguentemente ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    richiamato solo per l'omissione delle generalità e degli altri dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    richiamata per fondare la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende per i profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione

Massime di principio

  • Ai fini della revoca della semilibertà, il giudice di sorveglianza deve valutare se il comportamento complessivo del condannato dimostri l'inidoneità al trattamento e l'esito negativo dell'esperimento trattamentale.
  • Possono essere valorizzate, ai fini della revoca del beneficio, anche condotte che per natura, modalità e oggetto incidano gravemente sul rapporto fiduciario tra semilibero e organi del trattamento.
  • In sede di legittimità non è consentito chiedere una nuova valutazione del materiale fattuale quando il provvedimento impugnato presenti motivazione congrua e rispettosa di legge.
  • La produzione documentale sopravvenuta è priva di decisività se successiva alla decisione impugnata e se non scalfisce la ratio già posta a base del provvedimento.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna alle spese processuali e, in presenza di profili di colpa nell'impugnazione, anche al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniMisure alternativeLiberazione anticipata
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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