Sentenza n. 3662/2026 - Napoli, Sezione 8
per l'annullamento del decreto di esproprio n. 85 del 12.11.2024, prot. 37775 di pari data.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: decreto di esproprio relativo all'acquisizione parziale di aree destinate alla realizzazione di un parcheggio pubblico
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato il decreto di esproprio con il quale il Comune ha disposto l'espropriazione, limitatamente a 235 mq, di aree di loro proprietà, per la realizzazione di un'area parcheggio. Hanno sostenuto che, in base alla disciplina urbanistica comunale e agli artt. 51, 53, 54 e 68 delle NTA del PUC, nonché alle previsioni degli API/POC, l'acquisizione avrebbe dovuto avvenire prioritariamente mediante cessione bonaria o cessione compensativa, con riconoscimento del diritto edificatorio virtuale (DEV), e non mediante espropriazione con indennità monetaria. Sono stati dedotti eccesso di potere per disapplicazione degli strumenti urbanistici e degli atti amministrativi presupposti, violazione del giusto procedimento e difetto di motivazione. Il Comune ha eccepito preliminarmente la tardività del ricorso per mancata impugnazione degli atti presupposti e, nel merito, ha chiesto il rigetto.
La decisione
Il TAR ha prescisso dall'esame dell'eccezione di tardività, ritenendo il ricorso infondato nel merito. Ha affermato che l'acquisizione di un'area per finalità di interesse pubblico può avvenire mediante decreto di esproprio oppure mediante cessione volontaria, che sostituisce il procedimento espropriativo. La scelta della cessione volontaria costituisce un'alternativa rimessa alla discrezionalità dell'amministrazione, principalmente per esigenze di accelerazione, e non configura una modalità obbligatoriamente preferenziale. Interpretando l'art. 54 delle NTA, il Collegio ha rilevato che gli ARUAsu sono soggetti a un vincolo a contenuto espropriativo e che il diritto edificatorio virtuale può essere utilizzato in alternativa all'esproprio mediante cessione compensativa. I due regimi sono quindi alternativi e privi di una relazione di prevalenza. L'art. 68 delle NTA disciplina soltanto il procedimento di cessione compensativa e non si applica quando il Comune opta per il decreto di esproprio. Il decreto impugnato è stato pertanto ritenuto conforme agli strumenti urbanistici e legittimo. Il ricorso è stato respinto, con condanna dei ricorrenti al pagamento di 4.000 euro, oltre accessori, a titolo di spese di giudizio.
Norme richiamate
artt. 8 ss. d.P.R. 327/2001
Il Comune può procedere all'acquisizione coattiva dell'area mediante il procedimento espropriativo e il decreto di esproprio, nel rispetto delle relative regole procedimentali.
art. 54 NTA del PUC
Gli Ambiti di Riqualificazione urbanistica e ambientale per standard Urbanistici (ARUAsu) sono sottoposti ad un vincolo a contenuto espropriativo... Al contempo esprimono un diritto edificatorio (Dev) che può essere utilizzato, in alternativa all’esproprio...
La disciplina prevede due regimi alternativi: l'espropriazione onerosa, con acquisizione del diritto edificatorio da parte del Comune, e la cessione compensativa, con utilizzazione del DEV da parte dei proprietari.
art. 68 NTA del PUC
La disposizione disciplina le modalità della cessione compensativa e opera soltanto quando l'amministrazione abbia scelto tale modalità di acquisizione, non anche quando proceda mediante esproprio.
d.P.R. 327/2001
La cessione volontaria costituisce uno strumento consensuale alternativo al decreto di esproprio e sostitutivo dell'intero procedimento espropriativo.
Massime di principio
- Quando la disciplina urbanistica prevede, in via alternativa, un vincolo espropriativo e un meccanismo di cessione compensativa, l'amministrazione può scegliere il procedimento espropriativo senza essere obbligata a preferire la cessione compensativa, salvo una specifica e vincolante previsione contraria.
- Il diritto edificatorio riconosciuto dalla disciplina perequativa può operare come alternativa all'esproprio e non impedisce, di per sé, l'ablazione coattiva del bene quando lo strumento urbanistico contempla espressamente un vincolo a contenuto espropriativo.
- Le norme urbanistiche che regolano le modalità della cessione compensativa si applicano al relativo procedimento consensuale e non possono essere automaticamente estese al procedimento espropriativo, se i due regimi sono configurati come alternativi.
- La cessione volontaria dell'area esproprianda è uno strumento alternativo e discrezionale rispetto al decreto di esproprio; la sua mancata attivazione non determina illegittimità dell'esproprio in assenza di una disposizione che imponga una preferenza per la soluzione consensuale.
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