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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24297/2022 del 23/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 23/02/2021 che confermava la condanna per estorsione (e danneggiamento). Il difensore deduceva vizio di motivazione per avere la Corte fondato la condanna sulle dichiarazioni, ritenute confuse, della persona offesa e non valutato adeguatamente le dichiarazioni favorevoli alla difesa (in particolare le trattative e i pagamenti per l'acquisto della lavanderia, e le affermazioni dei testi Anamul Bahar e Own Ali sulla consegna di €5.000 come caparra e sui rimborsi rateali). Si eccepiva altresì l'assenza di riscontri oggettivi sulle lesioni e sull'uso del coltello, la errata qualificazione giuridica dei fatti in relazione agli artt. 393 e 629 c.p. (sostendosi che si trattasse di recupero di una somma piuttosto che di estorsione), l'eccessività della pena e la lesione del diritto di difesa per mancata traduzione della sentenza nella lingua comprensibile all'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e confermato la conformità delle decisioni di merito. Ha ritenuto che le dichiarazioni della persona offesa possano legittimamente costituire, da sole, fondamento di condanna se il giudice di merito ne valuta e motiva la credibilità soggettiva e l'attendibilità intrinseca; nel caso di specie la Corte d'appello aveva fornito congrua motivazione e riscontri (testimoni che avevano visto condotte minacciose o atteggiamenti aggressivi e fotografie a corredo del danneggiamento). Le censure proposte erano in gran parte ricostruzioni fattuali e rivalutazioni del compendio probatorio non ammesse in sede di legittimità. Quanto alla distinzione tra esercizio arbitrario delle proprie ragioni e estorsione, la Cassazione richiamando la giurisprudenza ha osservato che per ritenere la fattispecie come esercizio arbitraro occorre che il terzo abbia agito esclusivamente per conto del titolare effettivo ed era mancata prova che Anamul Bahar avesse incaricato Ahmad; inoltre la circostanza che le somme fossero accreditate su poste pay della moglie dell'imputato indiziava un fine di profitto proprio. La pena, prossima al minimo edittale, è stata ritenuta adeguatamente motivata; la mancata traduzione non ha integrato pregiudizio del diritto di difesa, essendo la traduzione depositata e non dimostrato un concreto danno. La parte ricorrente è stata condannata alle spese e a una ammenda a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.

    La Corte osserva che le regole del comma terzo non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa: esse possono costituire, da sole, fondamento di responsabilità se il giudice di merito ne verifica e motiva la credibilità soggettiva e l'attendibilità intrinseca

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina il delitto di estorsione; la Corte ha ritenuto sussistente l'elemento soggettivo dell'estorsione perché l'imputato ha agito anche per un fine di profitto proprio e non su incarico esclusivo di terzi

  • art. 393 cod. pen.

    Norma sull'esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la sentenza richiama l'interpretazione secondo cui questa fattispecie può sostituire l'estorsione solo se il terzo ha agito esclusivamente per conto dell'effettivo titolare, con incarico specifico, ipotesi non dimostrata nel caso

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto che, essendo la pena inflitta prossima al minimo edittale, l'onere motivazionale del giudice si attenua e il richiamo ai criteri di adeguatezza è sufficiente

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che autorizza la condanna della parte che propone ricorso inammissibile al pagamento delle spese del procedimento; applicata per irrogare spese e ammenda alla parte ricorrente

Massime di principio

  • Le dichiarazioni della persona offesa possono da sole fondare una condanna se il giudice motiva in modo penetrante sulla loro credibilità soggettiva e sull'attendibilità intrinseca; la mancanza di riscontri esterni non rende automaticamente inattendibile la testimonianza dell'offeso
  • La Corte di Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione del merito probatorio: le censure che chiedono la rivalutazione fattuale del compendio probatorio sono generalmente inammissibili a meno che non emergano manifeste contraddizioni o insufficienze logiche nella motivazione
  • Per distinguere esercizio arbitrario delle proprie ragioni da estorsione è necessario accertare l'elemento soggettivo: se il terzo agisce per conto esclusivo del titolare (con incarico) senza fine di profitto proprio, potrebbe configurarsi esercizio arbitrario; in assenza di tale prova e con indizi di profitto personale, prevale la qualificazione di estorsione
  • La traccia dei pagamenti e la destinazione delle somme (es. accrediti su conti/postepay riconducibili all'imputato o a suoi familiari) costituiscono elementi rilevanti per valutare la sussistenza di un fine di profitto personale e incidono sulla credibilità delle giustificazioni difensive
  • La mancata traduzione della sentenza nella lingua dell'imputato non determina automaticamente nullità: è necessario dimostrare il pregiudizio effettivo del diritto di difesa; la mancata traduzione può essere sanata e la decorrenza dei termini può essere riaperta ove richiesto
  • Quando la pena è prossima al minimo legale l'obbligo motivazionale del giudice è attenuato: è sufficiente un richiamo ai criteri di adeguatezza della pena indicati dall'art. 133 c.p.

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