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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25270/2022 del 01/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Vicenza del 9.12.2021 che non aveva convalidato l'arresto e aveva escluso l'aggravante di cui all'art. 576, comma 1, n. 5-bis c.p. (lesioni a pubblico ufficiale/agentedi polizia) ritenendo che la persona offesa, appartenente alla polizia municipale, fosse fuori servizio e non rivestisse in concreto la qualifica ai fini dell'aggravante; il Pubblico Ministero ha sostenuto che l'aggressione era avvenuta "a causa" di un precedente atto di servizio (sequestro dell'autovettura ai sensi dell'art. 183 c.d.s.) e dunque l'aggravante doveva ritenersi sussistente.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso del Procuratore e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata: ha ritenuto legittimo l'arresto e ha interpretato l'art. 576, comma 1, n. 5-bis c.p. nel senso che l'aggravante opera anche quando il reato sia commesso "a causa" dell'adempimento delle funzioni o del servizio (quindi anche se la vittima è off-duty quando subisce l'aggressione ma il motivo è un precedente atto di servizio). La Corte ha precisato altresì che il personale della polizia municipale rientra tra i soggetti cui la tutela è rivolta (art. 5, co.1, L. 65/86 e artt. 55, 57 c.p.p.) e che, nella convalida dell'arresto, il giudice deve valutare gli elementi noti alla polizia giudiziaria e quelli agevolmente acquisibili con ordinaria diligenza; l'annullamento è stato disposto senza rinvio in quanto la vicenda riguarda una fase perentoria ormai esaurita.

Norme richiamate

  • art. 585 cod. pen. (lesioni)

    Articolo richiamato come fattispecie base delle lesioni; la qualificazione aggravata è stata ritenuta possibile in combinato con l'art. 576 n. 5-bis quando il fatto è commesso a causa dell'adempimento delle funzioni o del servizio.

  • art. 576, comma 1, n. 5-bis cod. pen.

    L'aggravante si applica non solo se il reato è commesso mentre l'ufficiale o agente sta svolgendo le funzioni/il servizio, ma anche quando il fatto è commesso "a causa" dell'adempimento delle funzioni o del servizio (tutela rafforzata per i soggetti che svolgono determinate funzioni).

  • art. 183 c.d.s.

    Norma richiamata a riferimento fattuale (sequestro del veicolo per mancanza di assicurazione) che costituiva l'atto di servizio suscettibile di essere la causa del risentimento che ha determinato l'aggressione.

  • art. 381, commi 2 e 4 cod. proc. pen.

    Disciplina della convalida dell'arresto: il giudice verifica ex ante gli elementi che legittimavano l'arresto (flagranza, configurabilità del reato, uso ragionevole del potere discrezionale da parte della polizia) e deve considerare gli elementi noti o agevolmente acquisibili dalla polizia giudiziaria.

  • artt. 55 e 57 cod. proc. pen.

    Richiamati per spiegare che la qualifica di agente di polizia giudiziaria si valuta con riferimento alla situazione concreta e non richiede necessariamente un ordine di servizio formale; ciò consente di considerare la polizia municipale alla stregua di agenti cui può applicarsi l'aggravante se ricorrono le condizioni.

  • art. 5, co. 1, L. 7 marzo 1986, n. 65

    Stabilisce che il personale della polizia municipale svolge funzioni anche di polizia giudiziaria, polizia stradale e pubblica sicurezza; la Corte ha invocato tale norma per includere la polizia municipale nella tutela prevista dall'art. 576 n. 5-bis.

  • d.lgs. n. 274 del 2000, art. 2, comma 1, lett. b

    Citato dal giudice di primo grado per sostenere che le lesioni, quando perseguibili a querela e di competenza del giudice di pace, escluderebbero l'arresto facoltativo; la Corte di Cassazione ha ritenuto comunque legittimo l'arresto alla luce degli elementi di flagranza e del corretto esercizio dei poteri da parte della polizia.

  • giurisprudenza richiamata (sent. Loconte, Sez. 6, n. 31231/2020)

    La circostanza aggravante di cui all'art. 576, comma primo, n. 5-bis, cod. pen. non risulta sempre configurabile nel caso di reato commesso ai danni di appartenenti alla polizia municipale, in quanto questi ultimi rivestono la qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria solo se risulti in concreto lo svolgimento delle attività previste dall'art. 57 cod. proc. pen., ovvero quella di agente di pubblica sicurezza a condizione che vi sia un formale provvedimento prefettizio adottato ai sensi dell'art. 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65

    La Corte richiama la pronuncia ma la interpreta alla luce della fattispecie concreta: non è necessario un ordine di servizio formale per riconoscere la qualifica quando il reato è motivato dall'adempimento di atti di servizio; la valutazione deve essere ancorata agli elementi noti alla polizia al momento dell'arresto.

Massime di principio

  • L'aggravante di cui all'art. 576, comma 1, n. 5-bis c.p. si applica anche quando il delitto è commesso "a causa" dell'adempimento di funzioni o del servizio: non è richiesto che la vittima stia materialmente svolgendo il servizio al momento dell'aggressione.
  • Il personale della polizia municipale rientra, ai fini della protezione prevista dalla norma, tra i soggetti cui può applicarsi l'aggravante se l'offesa trova la sua ragion d'essere in un atto di servizio (art. 5 L. 65/86 e artt. 55-57 c.p.p.).
  • In sede di convalida dell'arresto il giudice valuta gli elementi che erano noti o agevolmente acquisibili dalla polizia giudiziaria al momento dell'atto; non può basarsi su fatti emersi successivamente e sconosciuti agli agenti al momento dell'arresto.
  • La motivazione dell'arresto da parte della polizia non richiede una formula ricca: è sufficiente che le ragioni emergano dal contesto descrittivo del verbale d'arresto o da atti complementari in modo che il giudice le possa sindacare.
  • Il tempo intercorso tra l'atto d'ufficio e la reazione vendicativa non esclude di per sé la configurabilità dell'aggravante se dall'insieme degli elementi emerge che il movente è proprio l'adempimento del servizio.
  • L'annullamento di un provvedimento di convalida relativo a una fase processuale perentoria può essere disposto senza rinvio quando il riesame non produrrebbe effetti concreti e la decisione ha ad oggetto la verifica della correttezza dell'operato della polizia giudiziaria.

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