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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4527/2023 del 02/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato per cassazione la sentenza della Corte di appello che, pur avendo rideterminato la pena da 2 anni e 8 mesi a 2 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta patrimoniale (fatto del 12/06/2014), ha omesso di pronunciarsi sulla richiesta di sospensione condizionale della pena. La difesa aveva richiesto espressamente, anche in via subordinata nell'atto d'appello, la concessione della sospensione condizionale (nonché della non menzione). Il motivo denunciava violazione di legge e vizi di motivazione per il mancato esame e rigetto della richiesta del beneficio.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Pur confermando la valutazione di merito sulla riduzione della pena (la Corte di appello aveva già ritenuto le condotte non connotate da particolare gravità), la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente al punto relativo alla sospensione condizionale della pena e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte di appello di Perugia esclusivamente su tale questione. Il motivo è l'omessa pronuncia e mancata motivazione da parte della Corte territoriale, nonostante la domanda difensiva e i presupposti favorevoli (assenza di precedenti significativi, precedente estinto).

Norme richiamate

  • Sez. U. n. 22533 del 25/10/2018 (deposito 22/05/2019), Salerno Rv. 275376

    Fermo il dovere del giudice di appello di motivare il mancato esercizio del suo potere di ufficio di applicare il beneficio della sospensione condizionale della pena, in presenza delle condizioni che ne consentono il riconoscimento, specialmente se sopravvenute al giudizio di primo grado, l'imputato non può dolersi, con ricorso per cassazione, della mancata applicazione del medesimo beneficio se non lo ha richiesto nel corso del giudizio di appello

    Il principio stabilisce che il giudice d'appello deve motivare l'eventuale mancato riconoscimento d'ufficio della sospensione condizionale quando ne ricorrano le condizioni; tuttavia il ricorrente non può impugnare in cassazione la mancata concessione se non aveva chiesto il beneficio nel corso dell'appello. Nel caso concreto la difesa aveva formulato la richiesta, per cui l'omessa pronuncia della Corte di appello è censurabile e giustifica l'annullamento limitato e il rinvio.

Massime di principio

  • Se la difesa chiede espressamente la sospensione condizionale della pena in appello e la Corte di appello riduce la pena in termini che renderebbero possibile il beneficio, la Corte deve pronunciarsi e motivare eventualmente il diniego; l'omissione è motivo valido di cassazione limitata.
  • Il principio delle Sezioni Unite Salerno impone al giudice d'appello l'onere motivazionale quando non esercita d'ufficio il potere di concedere la sospensione condizionale, ma la possibilità di impugnazione in Cassazione è preclusa se la richiesta non è stata formulata in appello.
  • La situazione processuale e il certificato dei precedenti (es. precedenti estinti) sono elementi rilevanti e favorevoli alla concessione della sospensione: vanno documentati e richiamati specificamente nell'atto d'appello.
  • Per evitare la perdita del rimedio in Cassazione, il difensore deve inserire espressamente in appello la richiesta dei benefici (sospensione condizionale, non menzione ecc.) e, se possibile, fornire elementi concreti che mostrino l'assenza di particolare gravità o la compatibilità con i requisiti del beneficio.
  • In caso di omissione della Corte di merito su richieste ben formulate, la Cassazione può annullare soltanto la parte relativa al punto omesso e disporre il rinvio per nuovo giudizio limitato a quel punto.

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