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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35830/2025 del 03/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale per il riesame che aveva rigettato l'opposizione avverso l'ordinanza del G.I.P. che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per il reato di cui all'art. 416-bis (più commi). I motivi di ricorso contestano: (1) nullità del titolo genetico per presunta mancanza di autonoma valutazione da parte del giudice; (2) insufficienza e travisamento della prova in relazione alla gravità indiziaria emersa da intercettazioni, servizi di osservazione e dialoghi tra terzi, con richiesta di rivalutazione delle conversazioni e degli elementi indiziari (anche alla luce di precedenti assoluzioni e riabilitazioni); (3) erronea attribuzione di ruolo apicale nell'organizzazione mafiosa non riscontrabile nei singoli episodi; (4) sottovalutazione delle dichiarazioni e dello stato di incensuratezza e generica censura sulle esigenze cautelari ai sensi dell'art. 275 c.3 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. Ha ritenuto infondate le censure: (i) l'obbligo di autonoma valutazione del giudice si considera assolto anche tramite rinvio per relationem alla richiesta del P.M. purché emerga valutazione critica, e il Tribunale del riesame ha svolto tale valutazione; (ii) il sindacato di legittimità non può sostituirsi al giudice del merito nel rivedere la valutazione logico-fattuale degli indizi salvo il travisamento della prova, non adeguatamente dimostrato dalla difesa; (iii) le intercettazioni, i servizi di osservazione e gli elementi convergenti sono stati ritenuti gravi, precisi e concordanti e idonei a delineare la partecipazione e il ruolo apicale del ricorrente nella famiglia di Terrasini (con riferimento anche ai dialoghi con i coindagati e ad episodi concreti ricostruiti); (iv) le deduzioni difensive (memoriale e dichiarazioni spontanee) sono state esaminate e confutate dal Tribunale; (v) le esigenze cautelari e il pericolo di recidiva sono stati adeguatamente motivati. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma penale sulla partecipazione ad associazione mafiosa; la Corte conferma che gli elementi indiziari (intercettazioni, osservazioni, contesti fattuali) sono stati ritenuti congrui a delineare gli elementi strutturali della fattispecie e, in particolare, il ruolo direttivo dell'indagato.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato nel quadro delle garanzie procedurali; la Corte non ha ritenuto che sia stata violata la normativa sulla motivazione e sul controllo dell'atto genetico.

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Disposizione sulla motivazione delle ordinanze cautelari; la Corte ricorda che l'autonoma valutazione del giudice può essere espressa anche per relationem purché emerga la valutazione critica e personale.

  • art. 309 cod. proc. pen. (menzione riforma legge 16/4/2015 n.47)

    Riferimento alla disciplina sulle misure cautelari e alla necessità di motivazione autonoma dopo la riforma; applicato per confermare i criteri di valutazione del giudice.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Definizione di 'gravi indizi di colpevolezza'; la Corte ricorda che si tratta di elementi che, pur non provando oltre ogni dubbio, rendono probabile la responsabilità e che la loro valutazione è rimessa al giudice del merito salvo travisamento della prova.

  • art. 192, comma 2 cod. proc. pen.

    Criterio di valutazione delle intercettazioni: quando le intercettazioni riguardano conversazioni di terzi costituiscono prova diretta e, se indiziarie, devono essere gravi, precisi e concordanti; la Corte conferma l'applicabilità e l'adeguatezza dell'uso probatorio delle intercettazioni nel caso concreto.

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari per determinate fattispecie e prevalenza sulla disciplina generale; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente motivato la sussistenza delle esigenze cautelari e il pericolo di recidiva, superando le deduzioni difensive.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma generale sulle esigenze cautelari; richiamata in relazione al rapporto con l'art. 275 c.3 e alla prevalenza di quest'ultimo quando applicabile.

Massime di principio

  • Il giudice della cautela deve esprimere una valutazione autonoma degli elementi indiziari, ma tale autonomia può realizzarsi tramite rinvio per relationem alla richiesta del P.M. purché emerga una rielaborazione critica e personale.
  • In sede di legittimità non è consentito rinnovare il giudizio di fatto o proporre una diversa valutazione degli elementi probatori salvo che non si dimostri un travisamento della prova o una manifesta illogicità della motivazione.
  • Le intercettazioni tra terzi costituiscono prova utilizzabile direttamente; se svolgono funzione indiziaria devono essere gravi, precise e concordanti per sorreggere misure cautelari.
  • Le precedenti assoluzioni o misure riparatorie non impediscono l'uso di nuovi elementi investigativi per valutare la gravità indiziaria: la difesa deve dimostrare in modo specifico e decisivo la demolizione della tenuta probatoria per ottenere l'annullamento della misura.
  • Per impugnare con successo la misura cautelare in Cassazione occorre puntare su vizi di diritto ben delineati (p.es. mancata autonoma valutazione, travisamento, motivazione manifestamente illogica) e non su mera diversa interpretazione dei fatti.
  • Quando opera la presunzione di cui all'art. 275 c.3, il giudice deve comunque motivare ma il carattere speciale della norma rende la delibazione delle esigenze cautelari più stringente a favore della custodia cautelare; la sola genericità delle eccezioni difensive è inammissibile.

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