Cassazione Penale, Sentenza n. 40357/2024 del 04/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato il sequestro preventivo di un immobile di proprieta' del Comune di Roma. La ricorrente deduceva: (1) violazione dell'art. 321 c.p.p., sostenendo che il Tribunale, dichiarando l'inammissibilita' per carenza di interesse, non avrebbe valutato la disponibilita' di fatto dell'immobile in capo all'imputata e l'opportunita' di non interrompere tale situazione (cita, tra l'altro, la richiesta di una perizia psicologica sulla persona offesa/testimone); (2) violazione dell'art. 54 c.p., deducendo di avere agito in stato di necessita' per adempiere all'obbligo scolastico dei figli frequentanti scuole nelle vicinanze dell'appartamento.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. Ha ritenuto che chi non e' titolare del bene oggetto di sequestro preventivo (e, in particolare, chi riguarda immobili destinati ad alloggi di pubblica utilita') possa proporre il riesame solo se vanta un interesse concreto e attuale corrispondente all'effetto tipizzato dall'ordinamento (ad es. restituzione della cosa mediante dissequestro). Nel caso di specie la ricorrente non poteva vantare una relazione giuridica di possesso o una detenzione qualificata sull'immobile e quindi non aveva interesse tutelato all'impugnazione. Gli elementi e le circostanze prospettate (perizia psicologica, frequenza scolastica dei figli) sono stati ritenuti generici e irrilevanti ai fini dell'interesse al riesame. Conseguentemente il ricorso e' stato dichiarato inammissibile e la ricorrente e' stata condannata al pagamento delle spese processuali e ad una sanzione pecuniaria di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 321 cod. proc. pen.
Richiamato come parametro procedurale rispetto alla declaratoria di inammissibilita'. La Corte conferma che la mera legittimazione astratta non basta: e' necessario un interesse concreto e attuale all'impugnazione.
art. 322 cod. proc. pen.
Usato per spiegare chi e' astrattamente legittimato a richiedere il riesame del titolo cautelare; la Corte ricorda che l'esercizio di tale legittimazione richiede un interesse corrispondente al risultato tipizzato dall'ordinamento (es. restituzione della cosa).
art. 54 cod. pen.
La ricorrente invocava lo stato di necessita' ai fini della scriminante; la Corte ha ritenuto la deduzione generica e non sufficiente a dimostrare un pericolo attuale e transitorio di compromissione di diritti fondamentali che giustifichi l'azione scriminante.
art. 616 cod. proc. pen.
Applicato per la condanna alle spese processuali e per la comminazione della sanzione pecuniaria a carico della ricorrente in caso di ricorso inammissibile, valutando i profili di colpa.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato in relazione ai termini di deposito del ricorso; la decisione osserva la tempestivita' formale ma rigetta per carenza di interesse sostanziale.
Massime di principio
- Solo chi vanta un interesse concreto e attuale collegato all'effetto tipico dell'atto impugnato (ad esempio la restituzione del bene tramite dissequestro) puo' proporre validamente il riesame/segnalare impugnazione: la legittimazione astratta non e' sufficiente.
- Nel caso di immobili di proprieta' pubblica o destinati a finalita' pubbliche, chi non e' titolare di un rapporto di possesso o di detenzione qualificata difficilmente potra' ottenere il dissequestro a suo favore.
- La deduzione di scriminanti come lo stato di necessita' richiede una rappresentazione fattuale chiara e specifica del pericolo attuale e concreto per diritti fondamentali; argomentazioni generiche non saranno ritenute sufficienti.
- Richieste istruttorie generiche (es. perizie non specificate o non collegate in modo diretto e chiaro alla necessita' di ottenere il dissequestro) non incidono sull'obbligo di dimostrare l'interesse all'impugnazione.
- Ricorsi inammissibili o manifestamente infondati possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie; va pertanto valutata la fondatezza sostanziale prima di proporre gravami.
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