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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19499/2025 del 26/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare subita dopo arresto in flagranza il 16/07/2017 per i reati connessi agli artt. 110 e 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Iodice fu sottoposto ad arresti domiciliari, poi condannato in primo grado e in appello, sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione e, nel giudizio di rinvio, assolto il 20/09/2019 (divenuta irrevocabile il 04/02/2020). Il ricorrente chiedeva l'indennizzo per la detenzione cautelare; la Corte territoriale negò l'indennizzo ritenendo che la condotta di Iodice (recarsi, con altri, presso un'abitazione ritenuta luogo di spaccio per assumere cocaina, portando con sé alcune dosi e intrattenendosi intorno a un tavolo dove erano presenti cocaina sfusa e strumenti per il confezionamento) avesse concorso a dar causa alla misura, integrando una forma di connivenza idonea a costituire colpa grave ostativa all'indennizzo.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso di Iodice confermando l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che negava la riparazione per ingiusta detenzione. La Suprema Corte ha ritenuto congrua la motivazione del giudice di merito secondo cui, anche se poi l'imputato è stato assolto, le risultanze processuali (tra cui la circostanza che si era recato consapevolmente in un luogo noto per lo spaccio, l'aver portato dosi e l'essersi intrattenuto attorno al tavolo con cocaina e strumenti) consentivano di ritenere una connivenza tale da integrare colpa grave ai sensi dell'art. 314, comma 1, cod. proc. pen., ostativa all'indennizzo. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al rimborso delle spese del Ministero resistente, liquidate in euro 1.000.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (t.u. stupefacenti), artt. 110 e 73

    Indicano la fattispecie di reato per la quale era stata disposta la custodia cautelare; usati per contestare il fatto alla base dell'arresto, ma non determinanti ai fini della riparazione quando la connivenza del ricorrente ha concorso a dare causa alla misura

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    La norma disciplina l'indennizzo per ingiusta detenzione e prevede cause ostative, tra cui la colpa grave del detenuto; la Corte ha interpretato che la 'connivenza' del ricorrente può costituire colpa grave idonea a escludere il diritto all'equa riparazione

Massime di principio

  • L'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: se è provabile che la condotta personale abbia concorso a causare la misura cautelare (colpa grave), l'indennizzo può essere negato.
  • La 'connivenza' anche se non punibile penalmente può integrare colpa grave ai fini dell'art. 314 c.1 c.p.p. quando il comportamento agevoli o tolleri l'attività criminosa e il soggetto poteva evitarla.
  • Elementi come recarsi consapevolmente in un luogo noto per spaccio, portare con sé sostanze o intrattenersi accanto a strumenti e sostanza da confezionare possono essere valutati come indici di consapevolezza e connivenza rilevanti per la riparazione.
  • Nel giudizio di riparazione è possibile utilizzare elementi processuali emersi nel procedimento penale (anche quelli che non sono valsi per una condanna definitiva) per valutare la responsabilità causale della persona nella genesi della misura cautelare.
  • Per ottenere l'indennizzo il danneggiato deve dimostrare che la detenzione non è derivata da sua colpa grave: comportamenti imprudenti o volontariamente conniventi rendono più probabile il rigetto della domanda.
  • Quando si contesta la decisione in materia di riparazione conviene focalizzare la difesa sulla mancata prova della consapevolezza o sull'impossibilità di evitare la misura (es. assenza di elementi che dimostrino conoscenza dell'attività illecita o che la presenza abbia rafforzato la volontà dei soggetti attivi).

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