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Sentenza

Sentenza del 13/01/2020 n. 123 - Comm. Trib. Reg. per la Calabria

Sentenza passata in giudicato - Mancata interruzione del processo - Rimedio - Revocazione Decadenza dall'impugnazione - Omessa comunicazione della pubblicazione della sentenza - Rimessione in termini per errore scusabile - Esclusione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente contestava che il processo di primo grado dovesse essere dichiarato interrotto per il decesso e che l'avviso di fissazione dell'udienza di primo grado fosse stato notificato al suo domicilio (essendo difensore in proprio) solo dopo il decesso; inoltre si invocava la mancata comunicazione, da parte della segreteria, della pubblicazione della sentenza impugnata e si chiedeva la rimessione in termini per errore scusabile ai fini dell'impugnazione

La decisione

Le doglianze relative a fatti che concernono una sentenza ormai passata in giudicato non possono essere proposte tramite appello: l'unico rimedio esperibile è la revocazione ex art. 396 c.p.c. Quanto alla rimessione in termini per mancata comunicazione della pubblicazione da parte della segreteria, la Corte ha escluso la possibilità di invocarla: i termini di decadenza previsti dall'art. 327 c.p.c. devono ritenersi un bilanciamento ragionevole tra certezza delle situazioni giuridiche e diritto di difesa. In sostanza le eccezioni del ricorrente non sono state accolte, la rimessione in termini è stata esclusa e l'impugnazione non è stata riammessa

Norme richiamate

  • art. 396 c.p.c.

    La norma disciplina la revocazione come rimedio straordinario contro sentenze passate in giudicato; la Corte rileva che le contestazioni riferite a giudicato devono essere proposte con la revocazione e non in appello

  • art. 327 c.p.c.

    I termini di decadenza per proporre l'impugnazione sono vincolanti e rappresentano un bilanciamento tra certezza delle situazioni giuridiche e diritto di difesa; la mancata comunicazione della pubblicazione da parte della segreteria non giustifica la rimessione in termini per errore scusabile

Massime di principio

  • Se la sentenza è ormai passata in giudicato, le viziature ad essa relative (es. interruzione del processo, notifiche tardive) non possono essere sanate con un appello: l'unico rimedio ordinario è la revocazione ex art. 396 c.p.c.
  • La mancata comunicazione da parte della segreteria della pubblicazione della sentenza non costituisce di per sé motivo valido per ottenere la rimessione in termini: i termini di impugnazione previsti dall'art. 327 c.p.c. devono essere rispettati salvo casi eccezionali e rigorosamente giustificati
  • Per preservare i rimedi disponibili è importante contestare tempestivamente le irregolarità processuali prima che la sentenza diventi definitiva; una volta decorso il termine ordinario, occorre valutare esclusivamente i rimedi straordinari (es. revocazione) e le relative condizioni di ammissibilità
  • La valutazione dell'errore scusabile per la rimessione in termini è rigorosa: non basta l'omessa comunicazione amministrativa, occorre dimostrare una causa che renda effettivamente non imputabile al ricorrente il mancato esercizio tempestivo del diritto di impugnazione
  • Quando la notifica o comunicazione è avvenuta dopo il decesso di un difensore in proprio, è opportuno documentare immediatamente la situazione e verificare possibili riequilibri procedurali (sostituzione delle parti, eventuali termini per la revoca) piuttosto che confidare nella rimessione in termini

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