Sentenza n. 2297/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) n. 4797 del 2022, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lazio che aveva limitato al quinquennio antecedente la domanda giudiziale il periodo risarcibile e aveva fissato, in caso di restituzione, criteri per la determinazione del valore dell'area
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari espropriandi)
Prevale il privato
La controversia
Gli appellanti hanno impugnato la sentenza del TAR Lazio nella parte in cui aveva ritenuto abusive le costruzioni preesistenti, ai fini della quantificazione del danno da eventuale restituzione, aveva commisurato il valore risarcibile alla sola area di sedime utilizzando la stima del consulente del Comune anziché quella del CTU e aveva limitato le somme dovute al quinquennio antecedente alla domanda giudiziale originaria del 2005, dichiarando prescritte le pretese relative al periodo anteriore. Nel corso del giudizio di appello Roma Capitale ha adottato, il 18 dicembre 2025, un decreto di acquisizione sanante ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001, optando così per l'acquisizione del bene anziché per la restituzione. Gli appellanti hanno quindi chiesto la cessazione della materia del contendere sulla questione relativa ai criteri di quantificazione del risarcimento connesso alla restituzione, insistendo invece sul motivo concernente la prescrizione.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha dichiarato la cessazione della materia del contendere relativamente alle censure sui criteri di determinazione del valore venale dell'area e sul quantum risarcitorio collegato all'eventuale restituzione, poiché l'amministrazione ha adottato il decreto definitivo di acquisizione sanante ex art. 42-bis, rendendo non più attuale l'opzione restitutoria. Ha invece rigettato il motivo relativo alla prescrizione, precisando che le pretese patrimoniali derivanti dall'acquisizione ex art. 42-bis hanno natura indennitaria unitaria, anche quando una componente sia forfettariamente parametrata al cinque per cento annuo del valore venale del bene e trovi origine nell'occupazione senza titolo. La controversia sulla determinazione e corresponsione dell'indennizzo, compresi i relativi termini di prescrizione e la decorrenza, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario. Pertanto il giudice amministrativo non poteva riesaminare nel merito il termine prescrizionale stabilito dal TAR. Le spese di lite sono state compensate in ragione della peculiarità della fattispecie.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
L'acquisizione sanante costituisce il presupposto per la definizione del regime proprietario del bene; le pretese patrimoniali connesse all'acquisizione hanno natura indennitaria unitaria e la loro determinazione, corresponsione e prescrizione spettano al giudice ordinario.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato quale disposizione processuale relativa alla trattazione della causa.
Massime di principio
- Quando, nel corso del giudizio relativo a un'occupazione senza titolo, l'amministrazione adotta il provvedimento definitivo di acquisizione sanante ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. 327/2001, viene meno l'interesse alla decisione sulle censure riguardanti il quantum risarcitorio collegato all'alternativa restitutoria, con conseguente cessazione della materia del contendere su tali profili.
- Le somme dovute al proprietario in conseguenza dell'acquisizione sanante ex art. 42-bis del d.P.R. 327/2001 hanno natura indennitaria unitaria, anche se una loro componente è qualificata o calcolata forfettariamente come risarcimento del cinque per cento annuo del valore venale del bene per l'occupazione senza titolo.
- Le controversie sulla determinazione e corresponsione dell'indennizzo dovuto per l'acquisizione sanante ex art. 42-bis del d.P.R. 327/2001 appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, compresa la verifica della prescrizione e della decorrenza del relativo credito.
- In presenza di un'occupazione senza titolo, il giudice amministrativo deve limitarsi, nell'azione di cognizione, a imporre all'amministrazione la scelta tra restituzione e acquisizione del bene; le pretese patrimoniali possono essere esaminate dal giudice munito di giurisdizione solo dopo la definizione del regime proprietario e del titolo della pretesa.
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