Cassazione Penale, Sentenza n. 05461/2026 del 11/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva l'ammissione alle misure alternative (affidamento in prova al servizio sociale o, in subordine, detenzione domiciliare) per una pena di anni 3, mesi 3 e giorni 10. Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibili le istanze per mancanza di elezione di domicilio e per l'irreperibilità di fatto del condannato. In Cassazione il ricorrente deduce violazione dell'art. 677, comma 2-bis, c.p.p., sostenendo di aver indicato una stabile dimora con dichiarazione di disponibilità, altri recapiti (luogo di lavoro, utenza telefonica), una successiva memoria con diversa residenza e certificato, e l'elezione di domicilio nello studio del difensore di fiducia.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretto il giudizio del Tribunale che, oltre a osservare la formale elezione di domicilio, ha accertato l'irreperibilità di fatto del condannato: la persona indicata come domiciliatario ha disconosciuto la dichiarazione di disponibilità e non risultava depositata, anteriormente alla decisione, la memoria con il nuovo domicilio e la relativa documentazione. La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'affidamento in prova richiede la continua reperibilità dell'interessato e che l'irreperibilità può legittimamente determinare il rigetto dell'istanza. Rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 677, comma 2-bis, cod. proc. pen.
La norma riguarda i requisiti di ammissibilità delle istanze per misure alternative e impone indicazioni utili a garantire la reperibilità del richiedente (es. domicilio, recapiti); la Corte valuta che il Tribunale ha applicato correttamente i criteri di ammissibilità
Giurisprudenza - Sez. 1, n. 4322 del 24/6/1996 (Messina)
Principio consolidato: l'affidamento in prova richiede la continua reperibilità dell'interessato sia prima che durante l'esecuzione della misura, perché solo così è possibile valutare la sua osservanza delle prescrizioni e il rapporto con il servizio sociale
Giurisprudenza - Sez. 1, n. 27347 del 17/05/2019 (Lupu)
La mancanza di una stabile e conosciuta residenza impedisce il necessario supporto e controllo del servizio sociale e del magistrato di sorveglianza e legittima il rigetto dell'istanza anche se è stata effettuata una formale elezione di domicilio
Massime di principio
- La reperibilità concreta del richiedente è requisito essenziale per l'ammissione alle misure alternative: non basta la sola, formale elezione di domicilio se dalla verifica emerge che il domiciliatario disconosce la disponibilità o la persona è di fatto irreperibile
- Se si cambia domicilio o si integrano i recapiti, è fondamentale depositare la memoria e la documentazione probatoria prima che sia pronunciata la decisione, dimostrando la avvenuta ricezione da parte dell'ufficio
- E' consigliabile ottenere e conservare dichiarazioni scritte e verificabili delle persone presso cui si elegge domicilio (dichiarazioni di disponibilità firmate) e recapiti telefonici/workplace effettivamente funzionanti
- Far eleggere domicilio presso lo studio del difensore è utile, ma il difensore deve essere immediatamente reperibile o bisogna chiedere rinvio se assente; altrimenti la mancata presenza/difficoltà di contatto può nuocere all'istanza
- In caso di contestazione di irreperibilità, la strategia difensiva deve concentrarsi sulla produzione tempestiva di prove della reperibilità concreta (certificati di residenza, atti di disponibilità, ricevute di deposito, prove di comunicazione)
- Se il provvedimento respinge per irreperibilità e mancano documenti depositati per tempo, il ricorso ha scarse probabilità di successo in Cassazione salvo errori di diritto o di istruttoria evidenti
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