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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22917/2025 del 18/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Unico motivo di ricorso per cassazione fondato sulla sopravvenuta remissione della querela da parte della persona offesa, Roberta Lecca; il difensore ha dedotto che, essendo stata rimessa la querela e accettata la remissione dall'imputato, l'azione penale è divenuta improcedibile/il reato si è estinto

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha accertato che la remissione della querela è intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione e che c'era l'accettazione da parte dell'imputato (verbale della Questura di Cagliari del 7 ottobre 2024). Richiamata la giurisprudenza consolidata, ha dichiarato l'estinzione del reato ai sensi dell'art. 129 c.p.p. e dell'art. 152 c.p., non essendovi ipotesi ostative del comma 2 dell'art. 129, ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali (poste a suo carico ex art. 340, comma 4, c.p.p.)

Norme richiamate

  • artt. 624 e 625 cod. pen.

    Norme che disciplinano il reato contestato (furto aggravato).

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in riferimento ai limiti dell'enunciazione dei motivi nel ricorso per cassazione.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Stabilisce l'effetto estintivo della remissione della querela; la Corte ha ritenuto che, intervenuta la remissione in pendenza del ricorso per cassazione e non sussistendo le ipotesi di cui al comma 2, occorre dichiarare l'estinzione del reato.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Prevede ipotesi in cui la remissione di querela non produce l'estinzione del reato; la Corte ha verificato che tali ipotesi non ricorrevano nel caso concreto.

  • art. 152 cod. pen.

    Norma che regola l'estinzione del reato come effetto delle cause estintive: la Corte ha dichiarato il reato estinto per remissione di querela.

  • art. 340, comma 4, cod. proc. pen.

    Prevede che le spese del procedimento, se non diversamente convenuto, siano a carico del querelato; la Corte ha posto le spese a carico dell'imputato.

  • Cass. Sez. U, n. 24246 del 25/02/2004 (Chiasserini) e Cass. Sez. 5, n. 19675 del 25/02/2019 (Crupi)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui la remissione di querela intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione estingue il reato e deve essere rilevata d'ufficio dal giudice di legittimità, purché il ricorso sia stato tempestivamente proposto.

Massime di principio

  • La remissione della querela, se valida e accettata dall'imputato, estingue il reato anche se intervenuta in corso di impugnazioni, compreso il periodo di pendenza del ricorso per cassazione; il giudice di legittimità deve rilevarla d'ufficio se il ricorso è tempestivo.
  • Perché la remissione operi l'estinzione è necessario che non ricorrano le ipotesi ostative previste dall'art. 129, comma 2, c.p.p.; verificare sempre se il reato è perseguibile d'ufficio o rientra nelle eccezioni.
  • Occorre produrre prova documentale della remissione e della sua accettazione (es. verbale di Questura, dichiarazioni formali), poiché il giudice deve accertare concretamente l'intervenuta remissione.
  • Se la remissione è rilevata e il reato si estingue, la sentenza di condanna viene annullata senza rinvio; tuttavia le spese processuali possono essere poste a carico del querelato, salvo diverso accordo.
  • In situazioni analoghe valutare tempestività del ricorso, natura del reato (querelabile o perseguibile d'ufficio), presenza di più persone offese o circostanze che escludono l'efficacia della remissione, e preparare adeguata documentazione probatoria.

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