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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19740/2024 del 17/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna il rigetto della richiesta di affidamento in prova al servizio sociale e la contestuale ammissione alla detenzione domiciliare, deducendo che l'ordinanza impugnata si è basata in modo prevalente e decisivo sulla sua biografia criminale. Il difensore ha evidenziato che i precedenti rilevati consistono in reati depenalizzati e in reati per i quali è intervenuta amnistia, che il reato in espiazione risale al 2011, che non vi sono procedimenti pendenti né ulteriori reati successivi, che il ricorrente è percettore di pensione (quindi non privo di mezzi di sostentamento) e che era disponibile a svolgere lavoro socialmente utile presso la Caritas.

La decisione

Il giudice ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che, sebbene i precedenti penali siano un elemento rilevante per la prognosi sulla pericolosità e sulla idoneità dell'affidamento in prova, nel caso concreto l'ordinanza impugnata ha attribuito rilievo decisivo a precedenti che risultano depenalizzati o amnistiati e non ha considerato fattori rilevanti indicati dal ricorrente: l'intervallo di tempo (assenza di reati successivi dal 2011), l'assenza di denunce pendenti, la situazione reddituale (pensione) e la disponibilità a prestare attività socialmente utile. Per carenza motivazionale su tali aspetti, l'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di sorveglianza di Roma per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 47 ordinamento penitenziario, comma 2

    "nei casi in cui si può ritenere che il provvedimento stesso, anche attraverso le prescrizioni di cui al comma 5, contribuisca alla rieducazione del reo e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati"

    L'affidamento in prova richiede una prognosi favorevole di rieducazione e di riduzione del rischio di recidiva; i precedenti penali sono un elemento rilevante per tale valutazione ma non possono esaurire la motivazione se non si considerano anche altri fattori personali e post-offesa.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen., comma 1

    Norma procedurale richiamata per delimitare l'enunciazione del motivo di ricorso; è stata utilizzata per sinteticità nella presentazione del motivo dedotto dal difensore.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, Sentenza n. 38953 del 18/06/2021, Palermo, Rv. 282146)

    Conferma che i precedenti penali devono essere valutati nel giudizio prognostico sull'affidamento in prova, ma non esclude che tale valutazione debba essere compiuta contestualmente ad altri elementi che possano indicare la possibilità di reinserimento.

Massime di principio

  • I precedenti penali sono un parametro rilevante per la concessione dell'affidamento in prova, ma non possono da soli giustificare il rigetto: il giudice deve motivare specificamente perché gli altri elementi non consentono una prognosi favorevole.
  • Se i precedenti consistono in reati depenalizzati o sono stati amnistiati, il loro peso ai fini prognostici deve essere adeguatamente valutato e giustificato dal giudice.
  • L'assenza di reati successivi e di procedimenti pendenti dopo il fatto in espiazione è un elemento positivo per la concessione di misure alternative alla detenzione e deve essere considerato nella motivazione.
  • Situazioni personali e sociali come età, fonte di sostentamento (es. pensione) e disponibilità a svolgere lavoro socialmente utile sono fattori rilevanti e favorevoli che il giudice deve tenere in conto nella valutazione sull'affidamento in prova.
  • La carenza motivazionale, ossia il mancato esame di circostanze favorevoli concrete, comporta l'annullamento del provvedimento e il rinvio per un nuovo giudizio.

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