Cassazione Penale, Sentenza n. 15153/2023 del 11/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Torino che aveva ritenuto assente un diritto soggettivo del detenuto sottoposto al regime 41‑bis a inviare pacchi postali verso l'esterno (nel caso, a una tutrice). Tale assenza comporta l'improcedibilità del rimedio giurisdizionale previsto dall'art.35‑bis ord.pen., posto che quella tutela è riservata a diritti soggettivi e richiede un pregiudizio attuale e grave. La difesa sosteneva che la normativa primaria non vieta l'invio di pacchi e che la circolare DAP 2017 regola la ricezione dei pacchi ma non l'invio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha condiviso la motivazione del Tribunale: la riforma della tutela (art.35 bis e art.69 ord.pen.) non ha creato nuovi diritti ma ha disciplinato le forme di tutela dei diritti soggettivi; per attivare l'art.35 bis occorre la lesione di un diritto soggettivo riconosciuto e un pregiudizio concreto e attuale. Nel regime 41‑bis il diritto soggettivo riconosciuto è la corrispondenza (sottoposta a visto di censura), non la libera trasmissione di pacchi verso l'esterno. La circolare DAP 2017 regola i controlli sulla ricezione dei pacchi e, sebbene preveda invii limitati (es. generi alimentari, dolci, giocattoli ai familiari), non trasforma l'invio generico di pacchi in un diritto soggettivo reclamabile con art.35 bis. Pertanto la pretesa del detenuto è stata ritenuta mero interesse non giustiziabile con il rimedio speciale e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 41‑bis ord. pen.
Disciplina limitazioni ai rapporti con l'esterno per ragioni di sicurezza; nel regime 41‑bis la disciplina contempla restrizioni che incidono sul diritto alla libertà di contatto e consente regolamentazioni specifiche su corrispondenza e rapporti esterni
art. 35‑bis ord. pen.
Rimedi giurisdizionali per la tutela di diritti soggettivi dei detenuti; applicabile quando è dimostrabile una lesione di un diritto soggettivo attuale e grave, non per meri interessi
art. 69 e art. 35 ord. pen. (riforma 2013/2014)
Riforma delle forme procedimentali di tutela dei detenuti: ha formalizzato il procedimento giurisdizionale ma non ha creato ex novo diritti soggettivi; delimita la giurisdizionalità ai casi di lesione di diritti soggettivi
Circolare DAP 2017, art. 20
Regolamenta i controlli sui pacchi inviati dall'esterno e le modalità di ricezione; non costituisce fonte per affermare un diritto del detenuto a inviare pacchi verso l'esterno
Circolare DAP 2017, art. 7
Prevede ipotesi limitate in cui è consentito l'invio/gestione di generi alimentari, dolci e giocattoli ai familiari, evidenziando carattere eccezionale e regolato di tali invii
Corte Cost. n.26/1999
Principio secondo cui esistono situazioni giuridiche soggettive dei detenuti che non possono essere compresse dalla restrizione della libertà; base per l'individuazione giurisprudenziale dei diritti soggettivi riconoscibili in carcere
Corte Cost. n.122/2017
Richiama il concetto di residuo di libertà che non può essere rimesso alla discrezionalità amministrativa, utile per delimitare ambiti di tutela dei diritti fondamentali del detenuto
CEDU, Torregiani e altri c. Italia, 8/1/2013
Giurisprudenza sovranazionale che ha influito sulla necessità di adeguare la tutela dei diritti dei detenuti contro trattamenti inumani o degradanti, spingendo per una maggiore effettività delle garanzie
Massime di principio
- Il rimedio di cui all'art.35‑bis ord.pen. è esperibile solo per la lesione di diritti soggettivi effettivamente riconosciuti; richieste riconducibili a meri interessi non attivano tale rimedio
- Nel regime 41‑bis la corrispondenza (soggetta a visto di censura) è tutelata come diritto soggettivo, ma non si può automaticamente estendere tale tutela all'invio generico di pacchi verso l'esterno
- Le circolari amministrative (es. DAP 2017) possono regolare modalità operative come la ricezione dei pacchi, ma non trasformano interessi non riconosciuti in diritti soggettivi opponibili giudizialmente
- Per contestare un diniego relativo ai rapporti con l'esterno è utile dimostrare che la pretesa implichi la tutela di un bene essenziale o di un diritto fondamentale riconosciuto, così da qualificare la lesione come 'diritto soggettivo' e poter invocare l'art.35‑bis
- Quando la pretesa non configura un diritto soggettivo, il detenuto può comunque esperire rimedi amministrativi o il reclamo generico al Magistrato di Sorveglianza (art.35 comma 1), ma questi non comportano l'ordine coercitivo previsto dall'art.35‑bis
- In fase preventiva/inibitoria il Magistrato di Sorveglianza controlla l'attualità e concretezza del pregiudizio; la mera discrezionalità amministrativa non basta a fondare la giustiziabilità se non incide su diritti essenziali
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