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Cassazione Civile, Ordinanza n. 00503/2024 del 08/01/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (committente pubblico)

La controversia

La controversia nasce da un contratto di appalto avente ad oggetto la sistemazione di una strada comunale. In primo grado il soggetto appaltatore aveva ottenuto la condanna del Comune al pagamento di somme ritenute dovute in esecuzione del contratto; la Corte d'appello ha poi accolto il gravame del Comune e riformato la decisione. In cassazione la parte appaltatrice ha proposto due motivi: con il primo ha dedotto violazione dei criteri legali di interpretazione del contratto, lamentando che la Corte territoriale avesse dato una lettura errata della riserva apposta in calce allo stato finale del 7.9.1999; con il secondo ha denunciato omesso esame di un fatto decisivo e discusso tra le parti, invocando le risultanze della consulenza tecnica d'ufficio. La censura interpretativa, però, è stata ritenuta generica e sostanzialmente diretta a ottenere una diversa ricostruzione del merito; inoltre la Corte ha osservato che, avendo la parte accettato lo stato finale con riserva, risultava corretto valorizzare il contesto della riserva e il regime proprio dello stato finale, piuttosto che quello dei SAL. Quanto al vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c., il ricorso è stato reputato inammissibile perché si limitava a richiamare elementi istruttori, senza individuare un fatto storico decisivo, controverso e specificamente omesso nei rigorosi termini richiesti dalla giurisprudenza di legittimità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché formulato in modo generico e risolto nella richiesta di una diversa interpretazione del contratto, attività riservata al giudice di merito; ha ritenuto il secondo motivo inammissibile perché privo dei requisiti richiesti per il vizio di omesso esame di fatto decisivo, trattandosi in sostanza di una critica alla valutazione del materiale istruttorio. Il ricorso è stato quindi respinto in rito, con condanna della ricorrente alle spese, all'ulteriore somma ex art. 96, commi 3 e 4, c.p.c., e con dichiarazione dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 380-bis c.p.c.

    La definizione accelerata del giudizio è stata applicata in conformità alla proposta del consigliere delegato, poi condivisa dal collegio.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    La dedotta violazione di legge, per essere scrutinabile in cassazione, deve specificare puntualmente il canone interpretativo asseritamente violato e non può tradursi in una mera contrapposizione di letture del contratto.

  • artt. 1362, 1363, 1366, 1368, 1369, 1371 c.c.

    I canoni ermeneutici contrattuali non possono essere invocati in modo generico; occorre indicare in che modo il giudice di merito se ne sia discostato.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    Il vizio di omesso esame è limitato all'omissione di un fatto storico decisivo, controverso e specificamente indicato; non copre la semplice critica alla valutazione delle prove.

  • artt. 366, comma 1, n. 6, e 369, comma 2, n. 4, c.p.c.

    Il ricorrente deve indicare il fatto storico omesso, il dato da cui risulta, il come e il quando della sua deduzione processuale e la sua decisività.

  • art. 96, commi 3 e 4, c.p.c.

    Poiché la decisione ha seguito la proposta di definizione accelerata, è stata applicata la condanna alle ulteriori somme previste dalla norma.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    È stata dichiarata la sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, ove dovuto.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione che denunci la violazione delle regole ermeneutiche del contratto non basta invocare in modo astratto gli artt. 1362 e ss. c.c.: è necessario indicare con precisione quali canoni siano stati violati e in quale passaggio della motivazione la violazione si sia verificata.
  • La censura che si limiti a prospettare una lettura alternativa del contratto o del documento interpretato mira a ottenere un nuovo giudizio di merito ed è inammissibile in sede di legittimità.
  • Quando una parte ha accettato uno stato finale con riserva, la valutazione dell'efficacia della riserva va compiuta nel concreto contesto in cui è stata apposta, tenendo conto del regime proprio dello stato finale e non trasformando la censura in una disputa meramente ricostruttiva di merito.
  • Il vizio di omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360, n. 5, c.p.c. riguarda solo un fatto storico, principale o secondario, che sia stato realmente omesso, controverso e decisivo; non comprende l'omesso esame di singoli elementi istruttori già valutati nel loro complesso.
  • Perché sia ammissibile il motivo ex art. 360, n. 5, c.p.c., il ricorrente deve rispettare un rigoroso onere di allegazione, specificando il fatto, il dato testuale o extratestuale che lo prova, il momento processuale della sua deduzione e il nesso di decisività.
  • La mancata osservanza di tali requisiti conduce all'inammissibilità del ricorso e può comportare, nei casi previsti, la condanna alle somme ulteriori ex art. 96 c.p.c. e il raddoppio del contributo unificato.

Come è indicizzato

MaterieAppaltoImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della prova

Testo integrale

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