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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26539/2024 del 05/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza del Giudice dell'esecuzione che aveva rigettato l'istanza di revoca della sospensione condizionale della pena; deduceva che la Corte d'appello di Palermo, accogliendo l'appello del Procuratore, aveva subordinato la sospensione condizionale alla demolizione dei manufatti abusivi entro 90 giorni dal passaggio in giudicato e che, poiché la demolizione non era stata eseguita, il beneficio doveva essere revocato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando la causa al Tribunale di Marsala per nuovo giudizio. La Corte ha affermato il principio per cui, quando la sospensione condizionale della pena è subordinata alla demolizione e il termine per adempiere è decorso senza esecuzione, la revoca del beneficio opera di diritto salvo sopravvenuta impossibilità antecedente alla scadenza. La Corte ha inoltre osservato che il giudice dell'esecuzione, nel nuovo esame, dovrà valutare non solo la mancata demolizione nei termini, ma anche la documentazione difensiva che allega la concessione in sanatoria (del 22/07/2022), verificando se tale atto amministrativo renda impossibile o incompatibile l'ordine di demolizione.

Norme richiamate

  • art. 165 cod. pen.

    Consente al giudice, nella sentenza di condanna, di subordinare la sospensione condizionale della pena all'eliminazione delle conseguenze pregiudizievoli del reato (es. demolizione di opere abusive).

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 39471 del 18/07/2017

    Riafferma la possibilità di subordinare la sospensione condizionale alla demolizione quale misura per eliminare le conseguenze del reato edilizio.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 32351 del 01/07/2015

    Conferma la funzione riparatoria dell'ordine di demolizione correlato al beneficio della sospensione.

  • Giurisprudenza: Sez. U., n. 714 del 20/11/1996 (dep. 1997)

    Principio consolidato sull'uso dell'ordine di demolizione in relazione alla sospensione condizionale.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 55016 del 18/07/2018

    Stabilisce che la mancata esecuzione dell'ordine di demolizione entro il termine comporta la revoca obbligatoria della sospensione, salvo sopravvenuta impossibilità anteriore alla scadenza.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 26744 del 30/04/2015

    Ulteriore conferma dell'obbligatorietà della revoca in caso di inadempimento al termine fissato.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 32706 del 27/04/2004

    Sottolinea i limiti della discrezionalità del giudice dell'esecuzione quando è accertato l'inadempimento.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 795 del 09/01/2001

    Affronta profili analoghi relativi all'esecuzione di ordini di demolizione e agli effetti sul beneficio della sospensione.

  • Giurisprudenza richiamata dalla difesa: sentenza n. 46883 del 22/06/2023

    Ha affermato l'illegittimità dell'ordine di demolizione emesso in pendenza di istanza di sanatoria su cui la pubblica amministrazione sia rimasta silente (silenzio-rifiuto) e ha stabilito che la revoca dell'ordine di demolizione è dovuta solo se sopravvengono atti amministrativi con cui sussista un'incompatibilità insanabile; il giudice può invece sospendere l'ordine se è concretamente prevedibile l'emissione di atti amministrativi incompatibili in breve tempo.

Massime di principio

  • Se la sospensione condizionale della pena è stata subordinata alla demolizione di opere abusive e il termine per adempiere è scaduto senza che la demolizione sia avvenuta, la revoca del beneficio è obbligatoria salvo che non sia intervenuta, prima della scadenza, un'impossibilità sopravvenuta.
  • Il giudice dell'esecuzione non ha ampia discrezionalità: deve accertare l'adempimento o la presenza di cause che abbiano reso impossibile l'adempimento entro il termine; non è tenuto a motivare su questioni estranee a questi profili.
  • La produzione di un atto amministrativo (es. concessione in sanatoria) da parte della difesa può incidere sull'obbligo di revoca: va valutata la data e la natura dell'atto per verificare se renda impossibile o del tutto incompatibile l'ordine di demolizione.
  • La mera prospettazione di una futura o possibile sanatoria non è sufficiente: occorre un atto amministrativo concreto e, per la revoca automatica, tale atto deve determinare un'incompatibilità insanabile con l'ordine giudiziale di demolizione.
  • In presenza di un'istanza di sanatoria ancora pendente al momento dell'ordine di demolizione e di silenzio della pubblica amministrazione, la giurisprudenza recente prevede che l'ordine possa risultare illegittimo; tuttavia il giudice può sospendere l'esecuzione dell'ordine se è concretamente prevedibile una rapida soluzione amministrativa incompatibile.
  • In procedimenti analoghi è strategico per la difesa produrre tempestivamente documentazione amministrativa (concessioni, dinieghi, provvedimenti) e per il pubblico ministero dimostrare l'inesecuzione della demolizione entro i termini stabiliti.

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