Cassazione Penale, Sentenza n. 40274/2025 del 16/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna il rigetto dell'istanza di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Denuncia violazione di legge in relazione agli artt. 274 e 275, comma 2-bis, c.p.p., e omessa motivazione sull'esclusiva idoneità della custodia in carcere. Sostiene di aver richiesto gli arresti domiciliari per comprovate condizioni di salute e che la Corte di appello non ha valutato adeguatamente il breve residuo di pena (determinato in 249 giorni) né la possibilità di misure alternative, limitandosi ad affermazioni generiche e affermando che l'assistenza sanitaria sarebbe migliore in carcere senza motivazione concreta.
La decisione
La Corte (suprema) ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al punto relativo al rigetto dell'istanza di sostituzione della misura cautelare. Ha rilevato che la misura era stata inizialmente disposta in funzione del mandato di arresto europeo e del rischio di sottrazione all'esecuzione, ma che, dopo il riconoscimento della sentenza straniera e la determinazione del residuo di pena (249 giorni), la Corte di appello doveva riesaminare la persistenza delle esigenze cautelari tenendo conto del nuovo parametro. Poiché la motivazione sulla perdurante necessità della custodia in carcere e sulla sua esclusiva idoneità è risultata sostanzialmente omessa, la sentenza è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma per un nuovo giudizio solo sulla questione della misura cautelare; per il resto la decisione di riconoscimento ed esecuzione della pena residua resta implicita e non annullata.
Norme richiamate
art. 274 cod. proc. pen.
Usata come riferimento al regime delle misure cautelari e al dovere di valutare la sussistenza delle esigenze cautelari alla luce delle circostanze del procedimento (qui mutate dopo il riconoscimento della sentenza straniera).
art. 275, comma 2-bis cod. proc. pen.
Rilevante per il criterio di proporzionalità e per la necessità di motivare l'esclusiva idoneità della custodia in carcere rispetto a misure meno afflittive; la Corte ha ravvisato omissione motivazionale in relazione a questa norma.
mandato di arresto europeo (M.A.E.) / esecuzione provvisoria
Richiamato nel contesto per spiegare la finalità iniziale della custodia (evitare la sottrazione all'esecuzione del mandato). Tuttavia, una volta determinato il residuo di pena occorre rivalutare la misura cautelare alla luce del mutato quadro.
Massime di principio
- Quando una misura cautelare è stata disposta in vista di un mandato di arresto europeo, la sua legittimità va riesaminata se successivamente cambia il parametro di valutazione (es. riconoscimento della sentenza straniera e determinazione del residuo di pena).
- Se il residuo di pena è esiguo, il giudice deve valutare la proporzionalità della custodia in carcere e considerare misure meno afflittive (es. arresti domiciliari), motivando specificamente perché queste non siano idonee.
- La Corte deve fornire una motivazione concreta e specifica quando sostiene l'esclusiva idoneità della custodia in carcere, specialmente rispetto a ragioni di salute e all'effettiva disponibilità di assistenza sanitaria alternativa fuori dal carcere.
- La mancanza di una motivazione specifica sulla persistenza delle esigenze cautelari comporta l'annullamento limitato della decisione e il rinvio per un nuovo esame della sola questione cautelare.
- Per la difesa è utile documentare in modo dettagliato stato di salute, proposta di misure alternative e collegamenti sociali/di domicilio; per il pubblico ministero e per il giudice è necessario spiegare fattualmente il rischio residuo (di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione) che giustifichi la detenzione.
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