Cassazione Penale, Sentenza n. 18207/2024 del 09/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma della condanna per detenzione e cessione di cocaina deducendo: (1) mancata derubricazione alla "ipotesi lieve" di cui al comma 5 dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990, sostenendo che oltre al peso della sostanza va considerata la scarsa qualità, i mezzi rudimentali, l'azione individuale e l'unicità della cessione; (2) nullità per mancata comunicazione, all'imputato presente, degli avvisi ex art. 545-bis (richiamata come vizio processuale generale ex art. 178 lett. c) c.p.p.); (3) censura della confisca dei monili in metallo asseritamente appartenenti alla moglie, per mancato esame delle prove sull'appartenenza e sulla lecita acquisizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto che la valutazione negativa dell'"ipotesi lieve" sia sorretta dalla doppia conforme con le motivazioni del primo grado, che avevano evidenziato la consistente somma di denaro non giustificata e le dichiarazioni di un acquirente abituale (COPPE) attestanti numerosi precedenti approvvigionamenti. Sul secondo motivo ha ritenuto la censura preclusa per mancata richiesta, in appello, delle misure alternative/pene sostitutive nel corso dell'udienza, richiamando orientamento giurisprudenziale recente. Sulla confisca ha ritenuto che la pubblica accusa avesse prospettato la sproporzione tra redditi leciti e patrimonio e che il ricorrente non avesse prodotto allegazioni specifiche e documentate in grado di superare la presunzione iuris tantum di illecito accumulo. Condanna il ricorrente alle spese e al pagamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990, comma 5
Il comma 5 disciplina l'ipotesi lieve di cui può beneficiare l'imputato per piccolo spaccio; la Corte ha ritenuto che la valutazione sia negativa leggendo congiuntamente le motivazioni di primo e secondo grado, considerando non solo il peso della sostanza ma anche denaro non giustificato e la continuità delle cessioni.
art. 545-bis
Norma richiamata a proposito degli avvisi che dovrebbero essere comunicati; la Corte ha ritenuto la censura non sussistere per ragioni di preclusione procedurale e carenza di specificità nella deduzione di nullità.
art. 178 lett. c) cod. proc. pen.
Richiamata come norma che disciplina le nullità; il ricorrente ha invocato una nullità di ordine generale ma la Corte ha ritenuto la censura generica e preclusa.
art. 12-sexies d.l. 8 giugno 1992 n. 306 (ora art. 240-bis cod. pen.)
art. 12-sexies (ora art. 240-bis cod. pen.)
Norma sulla confisca per sproporzione; la Corte ricorda che dalla prova della sproporzione da parte dell'accusa nasce una presunzione iuris tantum di illecito accumulo che l'interessato può superare con specifiche e verificate allegazioni.
art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
Norma transitoria collegata alla riforma delle pene sostitutive (c.d. riforma Cartabia); la Corte richiama l'orientamento secondo cui il giudice di appello deve pronunciarsi sulle nuove pene sostitutive solo se l'imputato ne abbia fatto richiesta, almeno entro l'udienza di discussione d'appello.
art. 20-bis cod. pen.
Norma sulle pene sostitutive richiamata nel contesto della riforma; la Corte evidenzia la necessità di una istanza dell'imputato per ottenere il vaglio di applicabilità in appello.
Massime di principio
- La derubricazione alla "ipotesi lieve" non dipende solo dal mero peso della sostanza: i giudici valutano il quadro complessivo (quantitativo di droga, somme di denaro non giustificate, testimonianze su vendite ripetute e stabilità di rapporti di spaccio).
- La Cassazione applica il principio della doppia conforme: ragionamenti coerenti tra primo e secondo grado rafforzano la valutazione di merito e rendono difficoltoso il successo del ricorso in Cassazione se non si mostrano errori di diritto evidenti.
- Per ottenere che il giudice d'appello si pronunci sulle nuove pene sostitutive introdotte dalla riforma è necessaria una richiesta dell'imputato, formulata non necessariamente nei motivi ma almeno entro l'udienza di discussione d'appello; l'omissione comporta preclusione.
- In materia di confisca per sproporzione, una volta dimostrata dall'accusa la sproporzione tra redditi leciti e patrimonio scatta una presunzione iuris tantum: l'onere di prova a carico dell'interessato richiede allegazioni specifiche e documentate per dimostrare la lecita provenienza dei beni.
- Le censure processuali (nullità) devono essere formulate con specificità e tempestività: deduzioni generiche o tardive rischiano di essere dichiarate inammissibili.
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