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Sentenza

Sentenza n. 8722/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'accertamento dell’obbligo di provvedere, con un provvedimento espresso, relativamente al silenzio/inadempimento/rigetto serbato dall’Ambasciata d’Italia ad Islamabad, con riferimento alla domanda di attivazione della procedura di rilascio del visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato;

Giustizia amministrativa202512286

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla richiesta di attivazione della procedura per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per ottenere l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad e la declaratoria dell'obbligo di provvedere sulla richiesta di fissazione di un appuntamento per la formalizzazione della domanda di visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato. La richiesta era stata presentata nell'agosto 2025 e il ricorrente aveva ottenuto il presupposto nulla osta. Il Ministero, costituitosi in giudizio, ha dedotto che il nulla osta indicato nel ricorso non risultava attualmente rinvenibile nel sistema. Il giudice ha individuato i presupposti dell'azione nel dovere dell'amministrazione di provvedere e nell'inerzia protratta oltre il termine di conclusione del procedimento.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo sussistenti entrambi i presupposti dell'azione avverso il silenzio: l'esistenza dell'obbligo dell'amministrazione di esaminare l'istanza e l'inerzia oltre il termine previsto. Ha affermato che l'amministrazione deve dare un esito espresso alla richiesta anche quando ritenga prognosticamente negativo l'esito della procedura, dovendo comunque esternare tale esito mediante un provvedimento espresso e motivato. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale - Ambasciata d'Italia a Islamabad è stato condannato a convocare il ricorrente entro novanta giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione amministrativa della sentenza. Le spese sono state compensate in ragione dell'elevato numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter procedimentale.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    L'azione avverso il silenzio presuppone l'esistenza di un obbligo di provvedere dell'amministrazione e la protrazione dell'inerzia oltre il termine previsto per la conclusione del procedimento.

  • art. 60 c.p.a.

    La sentenza è stata adottata all'esito della camera di consiglio, sentite le parti ai sensi della disposizione richiamata.

Massime di principio

  • L'azione avverso il silenzio è accoglibile quando il privato dimostri l'esistenza di un obbligo dell'amministrazione di provvedere e l'inerzia protratta oltre il termine previsto per la conclusione del procedimento.
  • L'amministrazione competente al rilascio di un visto deve definire espressamente e motivatamente la richiesta di attivazione della procedura, anche qualora ritenga negativo il possibile esito finale dell'istanza.
  • La difficoltà organizzativa derivante dall'elevato numero di richieste e dalla complessità dell'iter procedimentale non esclude l'obbligo di adottare un provvedimento espresso, pur potendo rilevare ai fini della regolazione delle spese di lite.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini del procedimento e silenzioDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimento

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