Cassazione Penale, Sentenza n. 32353/2023 del 26/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il P.M. impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di L'Aquila che, con decreto del 09/03/2023, aveva annullato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla P.G. applicata agli indagati per reati collegati a detenzione e cessione di sostanze stupefacenti (artt. 110 cod. pen. e 73 d.P.R. 309/90). Il ricorso sosteneva che la motivazione del riesame fosse illogica e contraddittoria, alla luce delle risultanze investigative (rinvenimento di dosi e involucri di cocaina nel bagno, in un bidone, in una scatola nel cortile recintato del bar, bilancino, ulteriori stupefacenti e materiale presso le abitazioni), nonché di immagini video che documenterebbero comportamenti sospetti, e quindi prova della sussistenza della gravità indiziaria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale del riesame avesse fornito una motivazione non manifestamente illogica, spiegando le possibili alternative (es. gli avventori potrebbero aver portato la sostanza nei bagni, il soggetto non identificato che getta un oggetto in cortile può avere più spiegazioni) e che il ricorso del P.M. puntava a una diversa valutazione delle medesime risultanze. La Corte ha richiamato il principio per cui in materia di misure cautelari la Cassazione controlla solo la presenza di violazioni di norme o la manifesta illogicità della motivazione, non la rivalutazione del merito delle prove; pertanto non ha potuto sostituirsi al giudice del merito e ha respinto il ricorso.
Norme richiamate
art. 309 cod. proc. pen.
Richiamato come norma che disciplina il riesame delle misure cautelari; contesto procedurale in cui il Tribunale ha annullato la misura
art. 110 cod. pen.
Richiamato in relazione alla partecipazione al reato (concorso) nella imputazione degli indagati
art. 73 d.P.R. 309/90
Norma sostanziale sul traffico e detenzione di stupefacenti, costituente oggetto dell'imputazione
art. 273 cod. proc. pen.
Richiamato nel contesto della gravità indiziaria come requisito per le misure cautelari
art. 274 cod. proc. pen.
Richiamato relativamente alle esigenze cautelari che giustificano le misure personali
art. 292 cod. proc. pen.
Indicata come modello strutturale della motivazione che deve ispirare le decisioni del riesame; la motivazione del tribunale è stata valutata rispetto a questo parametro
art. 546 cod. proc. pen.
Richiamato come riferimento al modello di motivazione (articolazione e requisiti) applicabile con adattamenti alle decisioni cautelari
Massime di principio
- La Corte di Cassazione, in materia di misure cautelari, non può sostituirsi al giudice del merito: il suo controllo è limitato a verificare la presenza di violazioni di legge o la manifesta illogicità della motivazione.
- Un rinvenimento di sostanze stupefacenti nel locale o nelle pertinenze non determina automaticamente la gravità indiziaria a carico del titolare/gestore: occorre univoca connessione probatoria tra gli elementi rinvenuti e la responsabilità degli indagati.
- La motivazione del tribunale del riesame deve essere strutturata e conforme ai canoni dell'art. 292 c.p.p.: deve articolare le ragioni che giustificano l'affermazione o l'esclusione della gravità indiziaria, considerando e confutando le ipotesi alternative.
- Le immagini video o altri elementi indizianti hanno valore probatorio solo se la loro interpretazione risulta univoca o sufficientemente argomentata; se esistono spiegazioni alternative plausibili, il giudice può legittimamente ritenere insufficiente la gravità indiziaria.
- Il pubblico ministero che impugna un provvedimento di riesame in Cassazione deve censurare la motivazione come manifestamente illogica o indicare violazioni normative specifiche; la mera richiesta di diversa valutazione delle stesse risultanze è inammissibile.
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