Sentenza del 27/03/2024 n. 127 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell'Umbria
Accertamento catasto - Proprietà del Comune - Prova a carico dell'Ufficio - Non fornita - Illegittimità
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L’Agenzia aveva notificato al Comune avvisi di accertamento con attribuzione di rendita catastale presunta, liquidazione di oneri e irrogazione di sanzioni per quattro fabbricati non dichiarati in catasto. Il Comune contestava di esserne proprietario: sosteneva che gli immobili appartenessero al Consorzio intercomunale, proprietario dei terreni sottostanti in forza di espropri. L’Agenzia appellava la decisione favorevole al Comune, sostenendo che il Consorzio era cessato dal 31 dicembre 2002 e che, in base alla delibera comunale n. 81, il suo patrimonio sarebbe confluito pro quota nei Comuni consorziati; invocava inoltre la nota dell’Ufficio del Territorio del 10 gennaio 2022, con cui il Comune era stato invitato ad aggiornare le intestazioni catastali. Il Comune chiedeva la conferma della sentenza, rilevando che la delibera non aveva prodotto un trasferimento formale dei beni e che le risultanze catastali indicavano ancora il Consorzio.
La decisione
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado dell’Umbria ha respinto l’appello dell’Agenzia e confermato la sentenza di primo grado della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Perugia (sentenza n. 50/2023, deliberata il 16 novembre 2022 e depositata il 12 gennaio 2023). Ha ritenuto che i fabbricati accatastati d’ufficio siano accessioni dei terreni sottostanti e che l’Agenzia non abbia provato la proprietà del Comune: la delibera di cessazione del Consorzio, senza un successivo atto formale di trasferimento, non dimostra il passaggio della proprietà opponibile ai terzi. La visura ipotecaria prodotta dal Comune attestava invece che il Consorzio era proprietario dei terreni in forza del decreto del Presidente della Regione Umbria n. 94 del 30 marzo 1979, trascritto il 4 febbraio 1980, e quindi anche delle accessioni. Gli avvisi notificati al Comune sono stati pertanto ritenuti illegittimi. Spese compensate in entrambi i gradi, in considerazione della particolarità della questione e della qualità pubblica delle parti.
Massime di principio
- Per gli immobili scoperti mediante controlli aereofotogrammetrici e accatastati d’ufficio, la rendita catastale presunta non dimostra di per sé chi ne sia proprietario: occorre accertare la titolarità del terreno su cui insistono.
- In assenza di prova contraria, l’edificio segue la proprietà del terreno quale accessione; verso i terzi rileva la titolarità risultante dagli atti di acquisto trascritti.
- Una delibera che dichiari la cessazione di un consorzio e preveda la ripartizione del suo patrimonio non basta, da sola, a provare il trasferimento della proprietà dei beni. È necessario un atto formale idoneo a perfezionare e rendere opponibile il trasferimento.
- Quando l’Amministrazione imputa un immobile a un soggetto e ne fa derivare obblighi catastali o tributari, deve fornire prova adeguata della titolarità contestata; una richiesta di aggiornamento catastale non sostituisce la prova del titolo.
- Visure catastali e visure ipotecarie possono avere rilievo probatorio distinto: in questa decisione la visura ipotecaria, insieme alle risultanze catastali concordanti, ha documentato la proprietà del terreno in capo al Consorzio.
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