Cassazione Penale, Sentenza n. 18257/2024 del 09/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna in primo grado per reati riqualificati (originariamente tentato furto) lamentando violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della scriminante dello stato di necessità. Il motivo si fonda sulla richiesta di riesame della valutazione probatoria e sulla dedotta situazione di indigenza come giustificazione del fatto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il motivo principale di ricorso inammissibile perché sostanzialmente si limita a sollecitare una rivalutazione del fatto e delle prove, competenza esclusiva del giudice di merito. Ha però rilevato l'illegittimità della pena irrogata alla ricorrente in conseguenza della riqualificazione del reato che imponeva l'applicazione delle sanzioni proprie del rito del giudice di pace (d.lgs. 28/08/2000, n.274). Pertanto la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e ha rideterminato la pena in euro 86,00 di multa (calcolo effettuato prendendo il parametro minimo, applicando la diminuzione della metà per il tentativo e la riduzione per il rito abbreviato). Il resto del ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Norme richiamate
Codice penale
art. 56; art. 624; art. 625, comma 1, n.2; art. 626, comma 1, n.2
Gli artt. richiamati disciplinano tentativo e le specifiche fattispecie contestate; la Corte ha ritenuto corretta la valutazione di merito sulla tipologia e quantità di beni e non ha accolto la scriminante dello stato di necessità.
Decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274
art. 52; art. 52, comma 2, lett. a)
A seguito della riqualificazione in reato riconducibile alla competenza del giudice di pace, la Corte ha applicato le sanzioni pecuniarie e i criteri di commisurazione previsti dal d.lgs. 274/2000 per rideterminare la pena.
Codice di procedura penale
art. 620, comma 1, lett. i)
Consente alla Corte di cassazione di intervenire sulla determinazione della pena in caso di illiceità della stessa; la Corte ha utilizzato questa norma per rideterminare il trattamento sanzionatorio.
Costituzione della Repubblica Italiana
Richiamate a supporto del potere della Corte di cassazione di correggere illegittimità sanzionatorie anche quando il ricorso è inammissibile, in relazione ai principi costituzionali sul giusto processo e sulla legalità della pena.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)
Sez. U., n. 22242/2011 (Scibé); Sez. U., n. 12/2000 (Jakani); Sez. 5, n. 3967/2015 (Petrache); Sez. 4, n. 38888/2023 (Andreoni); Sez. 3, n. 35590/2016 (Mbaye); Sez. U., n. 28908/2018 (Balais); Sez. U., n. 38809/2022 (Miraglia)
Principi consolidati richiamati: la Corte di cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove; la situazione di indigenza non basta in sé per integrare lo stato di necessità senza attualità e inevitabilità del pericolo; inoltre, la Corte può rettificare sanzioni illegali derivanti da errata qualificazione della fattispecie.
Massime di principio
- La Corte di cassazione non è sede per una rivalutazione del fatto e delle prove: i motivi che si limitano a contestare la valutazione probatoria sono inammissibili.
- Lo stato di necessità come scriminante non può essere riconosciuto solo sulla base dell'indigenza; è necessario dimostrare l'attualità e l'inevitabilità del pericolo e l'impossibilità di ricorrere ad altri mezzi (es. assistenza sociale).
- In caso di riqualificazione del reato in una fattispecie di competenza del giudice di pace, la Corte di cassazione può correggere d'ufficio l'illegittimità della pena e rideterminarla secondo i limiti edittali e le regole previste (applicando anche riduzioni per il tentativo e per il rito abbreviato).
- Anche se il ricorso è in gran parte inammissibile, la Corte può intervenire sul trattamento sanzionatorio quando questo risulti contraddetto dall'assetto normativo vigente.
- Nelle impugnazioni è fondamentale articolare censure di diritto chiare e non soltanto doglianze di fatto per non incorrere in inammissibilità.
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