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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5993/2023 del 13/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La parte civile impugnava l'assoluzione dell'imputato dal delitto di violazione di domicilio (art. 614 cod. pen.), sostenendo che la Corte d'appello aveva erroneamente ritenuto che non vi fosse stata una controversia civile precedente e che l'imputato fosse entrato nell'immobile con il consenso implicito degli operai. Il ricorrente sosteneva che invece risultava in atti un atto di citazione datato 12/06/2015, anteriore ai fatti del gennaio 2016, da cui si doveva dedurre che l'accesso dell'imputato era contrario alla volontà della proprietaria e che gli operai non erano autorizzati a consentirne l'ingresso.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che il motivo fosse sostanzialmente valutazione di merito e non vertesse su vizio di diritto. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse fornito una motivazione logica: l'imputato aveva chiesto agli operai di entrare senza minacce, gli operai lo avevano fatto entrare ritenendo fondati i suoi motivi e non risultava provata l'esistenza di una controversia civile anteriore all'ingresso. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese sostenute dall'imputato, liquidate in complessivi euro 3.500,00.

Norme richiamate

  • art. 614 cod. pen.

    Norma che punisce la violazione di domicilio. Nel caso di specie la Corte ha ritenuto che gli elementi costitutivi del reato non fossero integrati poiché l'ingresso è avvenuto previo consenso degli operai presenti e senza minacce; dunque non era dato dimostrare che l'ingresso fosse avvenuto contro la volontà del proprietario.

  • Principio giurisprudenziale sul sindacato di legittimità (Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402 e altra giurisprudenza citata)

    La Corte richiama il principio secondo cui il giudizio di legittimità è limitato a verificare la sussistenza di un apparato motivazionale logico e non può rimettere in discussione la valutazione probatoria svolta dal giudice di merito; la mera prospettazione di una diversa valutazione dei fatti non integra vizio di legittimità.

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione non può limitarsi a proporre una diversa lettura dei fatti: occorre indicare un vizio di diritto o una manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione per essere ammessi.
  • Per il reato di violazione di domicilio (art. 614) è determinante l'assenza di consenso del titolare o dei suoi legittimi rappresentanti; il consenso prestato da persone presenti e apparentemente autorizzate (es. operai) può escludere il carattere illegittimo dell'ingresso.
  • Se si vuol dimostrare che l'accesso era contrario alla volontà del proprietario è necessario produrre elementi probatori tempestivi (es. diffide, atti processuali anteriori) che attestino la preesistenza di una controversia o il divieto di accesso.
  • In fase di gravame il difensore della parte civile deve documentare specificamente i fatti che configurano l'errore di diritto o la manifesta illogicità della motivazione; la mera contestazione della valutazione probatoria non basta.
  • Le decisioni di inammissibilità possono comportare condanne alle spese e sanzioni economiche: valutare il profilo del rischio processuale prima di proporre ricorso privo di solide basi giuridiche.

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