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Sentenza

Sentenza n. 710/2026 - Lecce, Sezione 2

per l’ottemperanza del giudicato formatosi a seguito della sentenza n. 154/2024 del Tribunale di Taranto – Sezione Lavoro, pubblicata il 25.1.2024, notificata in data 29.1.2024, non impugnata e divenuta definitiva dal 25.7.2024.

Giustizia amministrativa202401189

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. IISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Taranto – Sezione Lavoro, che aveva ordinato l’accredito del bonus annuale sulla carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione dei docenti

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha proposto ricorso per ottemperanza chiedendo l’esecuzione della sentenza n. 154/2024 del Tribunale di Taranto – Sezione Lavoro, divenuta definitiva, nella parte in cui aveva condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito ad accreditare sulla carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del personale docente l’importo di 500 euro per ogni anno scolastico rivendicato, alle medesime condizioni previste per i docenti a tempo determinato. Nel corso del giudizio la ricorrente ha dichiarato che l’accredito del bonus era medio tempore avvenuto nel dicembre 2025.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., poiché, secondo quanto rappresentato dalla ricorrente, l’accredito del bonus era intervenuto dopo la proposizione del ricorso, facendo venir meno l’interesse a una pronuncia di merito. Il Collegio ha escluso la cessazione della materia del contendere, in quanto non risultava pienamente dimostrato in atti l’effettivo e integrale pagamento degli emolumenti spettanti; ha tuttavia valorizzato la dichiarazione della ricorrente circa l’avvenuto accredito per dichiarare l’improcedibilità. Le spese sono state integralmente compensate, considerata la modalità di definizione del giudizio e l’impossibilità del Collegio di verificare documentalmente l’effettivo pagamento, nonché il momento in cui esso era intervenuto.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    sopravvenuta carenza di interesse

    La sopravvenuta perdita dell’interesse alla decisione di merito determina l’improcedibilità del ricorso.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato nell’epigrafe quale disposizione processuale applicabile; il testo non esplicita una specifica interpretazione autonoma.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza, quando il ricorrente dichiara che l’amministrazione ha dato esecuzione al giudicato dopo la proposizione del ricorso, viene meno l’interesse a una pronuncia di merito e il ricorso può essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La cessazione della materia del contendere richiede la piena dimostrazione dell’integrale soddisfazione della pretesa azionata; in mancanza di tale prova, il giudice deve preferire la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, ove il venir meno dell’interesse risulti comunque dalla condotta processuale del ricorrente.
  • La compensazione integrale delle spese può essere disposta quando il giudizio si definisce per sopravvenuta carenza di interesse e non sia documentalmente verificabile né l’effettivo pagamento della prestazione dovuta né il momento in cui l’amministrazione vi ha provveduto.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaSopravvenuta carenza di interesse

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