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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42239/2023 del 17/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna per cassazione la sentenza della Corte di appello di Bari del 27/2/2023 denunciando la "mancanza assoluta di motivazione" sui punti sollevati in appello: in particolare lamenta che l'appello avrebbe contestato il giudizio di responsabilità fondato solo sulla sua presenza sul posto al momento del controllo, senza che la Corte abbia spiegato in che modo egli fosse il gestore della discarica abusiva o il committente delle opere edilizie abusive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha dichiarato inammissibile il ricorso rispetto al capo relativo al reato di cui all'art. 256 del d.lgs. 152/2006 (gestione illecita di rifiuti), confermando la valutazione di colpevolezza in ragione della presenza del ricorrente sul luogo unitamente all'attività di "raccolta e ripartizione" dei rifiuti. Ha invece annullato la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui all'art. 44 del d.P.R. 380/2001 (abusivismo edilizio), ritenendo che la sola presenza dell'imputato in manufatti ultimati e la mancanza di autorizzazioni non costituiscano di per sé prova sufficiente della sua responsabilità per l'esecuzione o la committenza delle opere; ha disposto il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Bari.

Norme richiamate

  • d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 256

    La Corte ha ritenuto che la condotta contestata — gestione illecita di rifiuti speciali non pericolosi— possa essere provata dalla presenza dell'imputato sul luogo unitamente a comportamenti attivi e specifici (qui descritti come "raccolta e ripartizione" dei rifiuti); l'assenza di autorizzazioni e la mancanza di una ricostruzione alternativa hanno rafforzato il convincimento giudiziale.

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 44

    La Corte di legittimità ha precisato che, ai fini della responsabilità per opere edilizie abusive, la mera presenza dell'imputato in un manufatto ultimato e la mancanza di titoli amministrativi non sono automaticamente idonee a provare l'esecuzione o la committenza; occorrono elementi probatori specifici che colleghino l'imputato all'esecuzione o al concorso nell'esecuzione delle opere.

Massime di principio

  • Per i reati di gestione illecita di rifiuti, la prova può fondarsi sia sulla presenza dell'imputato nel luogo sia su comportamenti concreti che evidenzino attività di gestione (es. raccolta, ripartizione). L'assenza di documenti abilitativi aggrava il quadro probatorio.
  • Per i reati edilizi, la sola presenza in un manufatto ultimato non è sufficiente a dimostrare l'esecuzione o la committenza: è necessario produrre elementi che dimostrino il collegamento concreto dell'imputato con la realizzazione o con l'organizzazione dei lavori (contratti, finanziamenti, disposizione di mezzi o manodopera, dichiarazioni probanti).
  • In sede di appello e in Cassazione il giudice deve affrontare e motivare specificamente le censure mosse: la mancata trattazione o una motivazione insufficiente sulle questioni sollevate può determinare l'annullamento parziale della sentenza.
  • Chi intende contestare la responsabilità per opere abusive dovrebbe documentare eventuali terzi committenziali o titolarità dei terreni/opere; altrimenti l'accusa deve fornire elementi certi che colleghino l'imputato all'esecuzione o al concorso.
  • La Cassazione può confermare giudizi di colpevolezza su alcuni capi e annullarli su altri quando la valutazione probatoria e la motivazione sono adeguate solo per alcune fattispecie e carenti per altre.

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