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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 736/2022 del 12/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La Procura ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la misura cautelare in carcere applicata dal GIP per il reato di tentata estorsione aggravata per finalita' mafiose. Si sono dedotti: (i) travisamento dei dati probatori decisivi, perché risultava dagli atti che Spronello aveva agito anche per un interesse proprio e non solo quale mero intermediario della Botti (esigenze di profitto personale e richieste di pagamento a suo favore); (ii) violazione e falsa applicazione degli artt. 629 e 393 c.p., per avere il Tribunale qualificato la condotta come esercizio arbitrario delle proprie ragioni senza valutare l'elemento psicologico e l'assenza di legittimita' della pretesa; la Procura ha inoltre evidenziato che la pretesa rivolta alla vendita di un bene non pignorato e l'impiego del metodo mafioso indicavano consapevolezza dell'illiceita' e quindi il reato di estorsione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, ritenendolo fondato. Ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame per carenze e contraddittorieta' della motivazione e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale del riesame di Salerno. La Corte ha richiamato i principi delle Sezioni Unite (sent. n. 29541/2020) precisando che il discrimine tra esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393) e estorsione (art. 629) è l'elemento psicologico e la verificabilita' astratta della pretesa davanti all'autorita' giudiziaria; ha inoltre ordinato di rivalutare il ruolo reale di Spronello (se agisse anche per interesse proprio), la consapevolezza della legittimita' passiva della persona offesa alla pretesa e l'incidenza dell'aggravante mafiosa, colmando le lacune motivazionali contestate.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    La Corte richiama che l'estorsione si configura quando l'agente persegue un profitto avendo la piena consapevolezza della ingiustizia della pretesa; elemento psicologico e assenza di legittimita' della pretesa sono essenziali.

  • art. 393 c.p. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia)

    Si concreta quando l'agente agisce nella ragionevole opinione di esercitare un proprio diritto, ossia con convinzione non meramente astratta di poter tutelare la pretesa davanti all'autorita' giudiziaria; distingue il reato dall'estorsione sul piano psicologico.

  • art. 416-bis c.p. (aggravante per finalita' mafiosa)

    art. 416-bis, co. 1 cod. pen.

    La Corte ribadisce che la presenza della finalita' mafiosa puo' comportare la sussumibilita' della fattispecie nell'art. 629, anche se l'azione e' svolta per conto di un creditore, qualora emerga che la condotta agevola l'associazione o persegue un interesse ulteriore rispetto alla mera soddisfazione del credito.

  • Sezioni Unite, sent. n. 29541/2020 (ric. Filardo)

    sent. Sez. Un. n. 29541 del 16/07/2020

    Principio guida richiamato: la distinzione tra art. 393 e art. 629 dipende dall'elemento psicologico e dalla verificabilita' astratta della pretesa davanti all'autorita' giudiziaria; inoltre chiarisce il rilievo della partecipazione di terzi e il peso dell'interesse proprio del terzo nel determinare il concorso in estorsione.

  • art. 23 co. 8 D.L. n.137/2020

    art. 23, co. 8, D.L. n. 137/2020

    Norma processuale richiamata solo in ordine alla modalita' di deposito delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero in Cassazione.

  • Principi sulla rappresentanza apparente (giurisprudenza richiamata)

    Sez. 2, sent. n. 3787 del 09/03/2012; Sez. 1, ord. n. 27541 del 28/10/2019

    Usati per ricordare che la qualifica di titolarita' di fatto o di rappresentanza necessita di elementi probatori concreti e non di deduzioni apodittiche; la legittimita' passiva della persona offesa deve essere valutata con riferimento a prova di apparenza e affidamento.

Massime di principio

  • La distinzione tra esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) e estorsione (art. 629 c.p.) si decide principalmente sull'elemento psicologico: se l'agente ritiene ragionevolmente di tutelare un proprio diritto si configura il 393, se invece agisce con consapevolezza dell'illiceita' della pretesa si configura il 629.
  • E' preliminare verificare se la pretesa sia astrattamente suscettibile di tutela giudiziale: l'assenza di tale possibilita' orienta verso l'estorsione; la mera infondatezza della pretesa non esclude invece il 393 se l'agente agisce in buona fede.
  • Quando un terzo (non creditore) concorre nella condotta, va valutato se ha perseguito anche un interesse proprio: la presenza di un interesse proprio del terzo e' indice di concorso in estorsione; se il terzo ha agito solo per il creditore e nei limiti di una pretesa astrattamente tutelabile, puo' configurarsi il 393 in concorso.
  • La contestazione della finalita' mafiosa influisce sulla qualificazione: l'aggravante mafiosa, se presente, tende a far rientrare la fattispecie nella sfera dell'estorsione quando l'azione agevoli l'associazione o persegua un interesse ulteriore.
  • Nei procedimenti cautelari il giudice deve motivare compiutamente l'apprezzamento degli indizi, valutando tutte le risultanze probatorie (anche captazioni e dichiarazioni della vittima) e l'influenza della caratura criminale dell'indagato; motivazioni lacunose su titolarita' della pretesa o sul ruolo effettivo degli agenti vanno integrate con nuovo esame.
  • Minacce non accompagnate da atti di violenza materiale possono comunque integrare estorsione se emerge che l'autore era consapevole dell'illiceita' della pretesa; la valutazione resta probatoria e richiede idonea motivazione.

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