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Cassazione Penale, Ordinanza n. 03517/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato aveva riportato in primo grado e in appello una condanna alla pena di anni due di reclusione ed euro 1.000 di multa per un furto in abitazione aggravato. Con il ricorso per cassazione deduceva, con due motivi, da un lato la nullità della comunicazione del dispositivo della sentenza di secondo grado, perché resa senza alcun riferimento al procedimento in questione; dall'altro il vizio di motivazione per mancata osservanza dell'art. 545-bis c.p.p., sostenendo che la Corte di appello non avesse avvisato le parti, subito dopo la lettura del dispositivo, della sussistenza delle condizioni per la sostituzione della pena detentiva con una pena sostitutiva ex art. 53 l. n. 689/1981.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Quanto alla prima censura, ha rilevato la sua genericità e aspecificità, poiché non erano state indicate con precisione le norme asseritamente violate né il concreto pregiudizio subito dal ricorrente, che comunque aveva potuto conoscere l'esito del giudizio e impugnarlo tempestivamente. Quanto alla seconda doglianza, ha affermato che nel giudizio di appello l'imputato non aveva sollecitato l'esercizio del potere di sostituzione delle pene detentive, sicché non poteva poi lamentare in cassazione la mancata formulazione dell'avviso previsto dall'art. 545-bis c.p.p. Ne è conseguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • artt. 624-bis c.p., 625 n. 2 c.p., 61 nn. 5 e 7 c.p.

    norme incriminatrici e circostanze aggravanti poste a base della condanna confermata in appello per furto in abitazione aggravato

  • art. 545-bis c.p.p.

    la possibilità di applicare le pene sostitutive in appello opera nei limiti del principio devolutivo e solo se il relativo tema sia stato specificamente devoluto nei motivi di appello; se la parte non lo sollecita tempestivamente, non può dolersi della mancata richiesta dell'avviso

  • art. 53 l. 24 novembre 1981, n. 689

    richiamato come disciplina delle pene sostitutive delle pene detentive brevi

  • Corte Cost., sent. n. 186/2000

    richiamata per escludere ragioni di esonero dalla condanna alle spese e alla somma in favore della Cassa delle ammende

  • Sez. 2, n. 43848 del 29/09/2023, D., Rv. 285412-02

    precedente conforme sul principio di devoluzione in tema di pene sostitutive nel giudizio di appello

  • Sez. 6, n. 46013 del 28/09/2023, Fancellu, Rv. 285491

    precedente conforme sul medesimo principio

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono deducibili censure generiche o aspecifiche: il ricorrente deve indicare puntualmente la norma processuale o sostanziale asseritamente violata e il concreto pregiudizio derivatone.
  • La doglianza relativa a una nullità processuale non può essere accolta se la parte non dimostra quale specifico vizio abbia inciso sul diritto di difesa o sull'esito del giudizio.
  • In tema di pene sostitutive delle pene detentive brevi, l'art. 545-bis c.p.p. si applica anche in appello, ma soltanto entro i limiti del principio devolutivo: il tema deve essere specificamente devoluto al giudice di secondo grado.
  • Se l'imputato non richiede in appello la sostituzione della pena detentiva, non può successivamente lamentare in cassazione il mancato avviso previsto dall'art. 545-bis c.p.p. dopo la lettura del dispositivo.
  • La mancata deduzione di un motivo nel giudizio di appello preclude, di regola, la censura in cassazione quando essa presupponga una previa sollecitazione del giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativi
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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