Ordinanza n. 4133/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento n. 992 (posizione n. 305026011) del 13/02/2026, notificato in pari data, con il quale il Responsabile del procedimento (illeggibile) presso il Consolato Generale d'Italia a Casablanca - Marocco- ha notificato il rigetto/diniego/rifiuto di visto di ingresso in Italia ai fini di lavoro subordinato a seguito di concessione di nulla osta da parte della Prefettura/SUI di Reggio Emilia
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di visto d’ingresso in Italia per lavoro subordinato, nonostante il previo rilascio del nulla osta al lavoro da parte dello Sportello unico per l’immigrazione
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui il Consolato Generale d’Italia a Casablanca ha negato il visto d’ingresso per lavoro subordinato nell’ambito dell’assistenza familiare, a seguito della concessione del nulla osta da parte della Prefettura competente. Ha chiesto in via cautelare la sospensione dell’efficacia del diniego. Il giudice ha esaminato la domanda nella fase cautelare, valutando in particolare il fumus boni iuris, alla luce della documentazione in atti e del rapporto di parentela tra la potenziale datrice di lavoro domestico e la lavoratrice, che risultano essere sorella e fratello.
La decisione
Il TAR ha respinto l’istanza cautelare, ritenendo insussistente il fumus boni iuris. Secondo il giudice, il rapporto di stretta parentela tra potenziale datore di lavoro domestico e assistente familiare costituisce un elemento obiettivo e inferenzialmente indicativo di un ragionevole rischio migratorio e di possibile abuso del titolo di ingresso. Tale elemento è stato inoltre ritenuto recentemente qualificato come, di per sé, ostativo all’assunzione di lavoratori provenienti da Paesi extra UE dall’art. 2, comma 2, del d.l. n. 145/2024, in coerenza con Consiglio di Stato, ordinanza n. 1230/2025. Non ravvisando il fumus boni iuris, il Tribunale non ha ritenuto necessario accordare la sospensione richiesta. Le spese della fase cautelare sono state compensate.
Norme richiamate
art. 55 c.p.a.
Disciplina la tutela cautelare collegiale e consente al giudice di valutare i presupposti per la sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato.
art. 2, comma 2, d.l. n. 145/2024
È richiamato come disposizione che qualifica, secondo il provvedimento, il rapporto di stretta parentela tra datore di lavoro domestico e lavoratore straniero come elemento di per sé ostativo all’assunzione di lavoratori provenienti da Paesi extra UE.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale base per disporre l’oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a fondamento dell’oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Nella valutazione cautelare di un diniego di visto per lavoro subordinato nell’assistenza familiare, il rapporto di stretta parentela tra il potenziale datore di lavoro domestico e il lavoratore straniero può costituire un elemento obiettivo e inferenzialmente idoneo a evidenziare un ragionevole rischio migratorio e di abuso del titolo.
- Quando la documentazione disponibile evidenzia un elemento ritenuto dalla normativa sopravvenuta di per sé ostativo all’assunzione di lavoratori extra UE, tale elemento può escludere il fumus boni iuris necessario per la sospensione cautelare del diniego di visto.
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