Cassazione Penale, Sentenza n. 16045/2023 del 14/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Cagliari contestando l'applicazione della nozione di "profitto confiscabile" in materia di usura. Pur accettando che - secondo l'impostazione accusatoria - siano stati corrisposti interessi per 365.000 euro su un mutuo di 250.000 euro, Tomasi sosteneva che il vantaggio effettivo conseguito fosse invece pari a 115.000 euro (differenza fra quanto erogato e quanto restituito dalla persona offesa) e che, secondo la giurisprudenza relativa ai reati in contratto, il capitale dovrebbe essere restituito e la nullità colpirebbe solo la clausola sugli interessi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivo manifestamente infondato. Ha ritenuto che, secondo consolidata giurisprudenza, nel reato di usura il profitto confiscabile ex art. 644 c.p. coincide con l'effettivo arricchimento derivante direttamente dalla condotta illecita, ossia con gli interessi usurari concretamente corrisposti; nel caso di specie il G.i.p. e il Tribunale avevano accertato che 365.000 euro erano stati incamerati dall'indagato a titolo di interessi, per cui il sequestro del profitto finalizzato alla confisca era corretto e non rilevava la questione della mancata restituzione del capitale. Per tale motivo il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 a titolo di contributo alla cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 644 cod. pen.
La confisca del profitto si applica all'effettivo arricchimento patrimoniale direttamente e immediatamente derivante dalla condotta illecita: nel reato di usura il profitto confiscabile corrisponde agli interessi usurari concretamente percepiti
art. 616 cod. proc. pen.
Predisposizione della condanna alle spese processuali e alla somma a favore della cassa delle ammende in caso di inammissibilità dell'impugnazione per motivo manifestamente infondato e con profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità
Sez. U, n. 26654 del 27/03/2008 (Fisia Italimpianti)
Richiamata dalla difesa per la distinzione fra reati "in contratto" e "reati contratto"; la Corte però conferma che, anche con riferimento alla categoria di reati in contratto come l'usura, il criterio per la confisca è l'effettivo arricchimento derivante dalla condotta illecita
Massime di principio
- Nel reato di usura il "profitto" confiscabile ai sensi dell'art. 644 c.p. è costituito dagli interessi usurari effettivamente percepiti e accertati, non dal capitale mutuato; la restituzione del capitale è questione di diritto civile e non impedisce la confisca degli interessi illeciti
- È fondamentale distinguere tra reati "in contratto" e "reati contratto": tale distinzione influisce sulla rilevanza dell'illiceità del contratto, ma non esclude che per reati come l'usura la confisca riguardi l'effettivo arricchimento derivante dalla condotta
- In sede di legittimità la Corte non riesamina liberamente i fatti e le valutazioni probatorie compiute dal G.i.p. o dal Tribunale; se la ricostruzione fattuale è stata ritenuta congrua e non censurata correttamente, il ricorso è destinato a essere dichiarato inammissibile
- Chi propone impugnazioni in Cassazione deve fondarle su profili di diritto non manifestamente infondati; motivi palesemente privi di pregio possono comportare la condanna alle spese e sanzioni a titolo di contributo alla cassa delle ammende
- Per contestare la misura patrimoniale (sequestro/confisca) in casi di usura è necessario mettere in discussione efficacemente l'accertamento del carattere di interessi delle somme percepite o la loro effettiva percezione, dimostrando errori nella ricostruzione causale dell'arricchimento
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