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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34997/2024 del 18/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti impugnano l'ordinanza del 10/11/2023 della Corte d'appello di Napoli (giudice dell'esecuzione) che ha rigettato la richiesta di sospensione o revoca dell'ordine di demolizione relativo a opere abusive oggetto della sentenza di condanna del 6/11/1997. Hanno prospettato tre motivi: 1) incompetenza funzionale della Procura generale e violazione del principio di unitarietà dell'esecuzione, deducendo che l'ultimo provvedimento definitivo fosse un'ordinanza di non luogo a procedere resa in capo a diversa coimputata; 2) violazione degli artt. 32 Cost. e 8 CEDU per mancata considerazione dell'ingiunzione notificata nel 2017 e dei successivi provvedimenti comunali di sanatoria che avrebbero legittimato l'aspettativa delle ricorrenti; 3) violazione degli artt. 97 Cost. e 19 d.P.R. n. 380/2001 sotto il profilo dell'affidamento incolpevole rispetto ad atti amministrativi.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha confermato la competenza del giudice d'appello in sede esecutiva anche quando l'appello sia stato proposto da uno solo dei coimputati (principio di unitarietà dell'esecuzione). Ha ritenuto irrilevante l'ordinanza di revoca emessa in primo grado ai fini dell'individuazione dell'ultimo provvedimento definitivo ai sensi dell'art. 665 c.4 c.p.p., e ha precisato che le sole sentenze o decreti penali di condanna rilevanti sono quelli di cui all'art. 648 c.p.p. Sui profili di proporzionalità e tutela dell'abitazione la Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata: l'ordine di demolizione ha natura ripristinatoria (non punitoria), non è soggetto a prescrizione e può essere eseguito anche se l'immobile costituisce abitazione familiare, salvo che il ricorrente alleghi e provi rigorosamente circostanze concrete tali da rendere sproporzionata l'esecuzione. Le ricorrenti non hanno dimostrato buona fede né hanno fornito allegazioni idonee a paralizzare l'esecuzione; inoltre la Corte ha richiamato precedenti sentenze che avevano già annullato o disapplicato i provvedimenti di condono che le ricorrenti invocavano. Conseguentemente l'ordine demolitorio è stato confermato e i ricorsi respinti.

Norme richiamate

  • art. 665 cod. proc. pen., comma 4

    Ai fini dell'esecuzione rilevano le sole sentenze o i decreti penali di condanna indicati dall'art. 648 c.p.p.; le ordinanze emesse in sede esecutiva non sono considerate l'ultimo provvedimento definitivo che interrompe l'esecuzione.

  • art. 648 cod. proc. pen.

    Individua le sentenze e i decreti penali di condanna rilevanti ai fini esecutivi; la Corte richiama che tali decisioni sono quelle che determinano l'esecuzione penale.

  • art. 32 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente per la tutela della salute, ma la Corte ha ritenuto che l'esecuzione dell'ordine demolitorio, se proporzionata, non contrasta con i diritti fondamentali invocati senza puntuali allegazioni probatorie.

  • art. 8 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Il diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio va contemperato con l'interesse collettivo alla tutela dell'assetto urbanistico; l'ordine di demolizione non viola l'art. 8 purché sia valutata la proporzionalità in fase esecutiva.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato in relazione all'affidamento nei confronti della pubblica amministrazione, ma la Corte ha ritenuto che l'inerzia amministrativa non possa legittimare l'abuso edilizio né paralizzare l'ordine demolitorio.

  • art. 19 d.P.R. n. 380/2001

    Norma richiamata in tema di sanatorie edilizie; la Corte ha ricordato che il giudice penale esercita un controllo sulla sussistenza dei presupposti per l'operatività dell'istituto del condono e che provvedimenti amministrativi di sanatoria possono essere disapplicati se incompatibili.

  • art. 44 d.P.R. n. 380/2001

    Richiamato in relazione alla configurazione di reato e all'impossibilità di ricondurre l'esigenza abitativa a stato di necessità che giustifichi l'abuso edilizio: lo stato di necessità non sussiste quando il pericolo poteva essere evitato con il rispetto delle procedure edilizie.

  • art. 7 CEDU (richiamata nella giurisprudenza)

    La Corte precisa, richiamando la giurisprudenza, che l'ordine di demolizione non costituisce una 'pena' nel senso dell'art. 7 CEDU perché ha natura ripristinatoria e non punitoria.

Massime di principio

  • Nei procedimenti con piu imputati la competenza esecutiva spetta al giudice dell'appello (principio di unitarieta dell'esecuzione) anche se l'appello e stato proposto da uno solo dei condannati.
  • L'ordine di demolizione ha natura ripristinatoria e non e equiparabile a pena: non e soggetto a prescrizione e si trasmette agli aventi causa; l'esecuzione e dovuta salvo che il destinatario provi, con allegazioni rigorose, l'insussistenza del principio di proporzionalita in concreto.
  • Il principio di proporzionalita opera in fase esecutiva e richiede allegazioni e prove stringenti: non puo essere invocato in modo generico per eludere un ordine demolitorio derivante da sentenza irrevocabile.
  • L'affidamento sull'inerzia della pubblica amministrazione o su provvedimenti amministrativi successivamente disapplicati non legittima l'occupazione abusiva: i permessi di sanatoria possono essere oggetto di controllo e disapplicazione in sede penale.
  • Il fatto che l'immobile costituisca domicilio familiare non e di per se sufficiente a impedire l'esecuzione dell'ordine demolitorio; lo stato di necessita non e ammesso se il pericolo era evitabile tramite i canali legali.
  • Chi intende impedire l'esecuzione deve allegare e documentare circostanze concrete (es. tempi effettivi per sanatoria, alternative abitative adeguate, improrogabili diritti fondamentali compromessi) in modo rigoroso; l'inerzia del condannato rafforza l'esecuzione.

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