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Sentenza

Sentenza n. 2113/2026 - Milano, Sezione 3

per l’annullamento del provvedimento di archiviazione, perché la pratica non era più lavorabile decorsi 5 anni, notificato con pec del 13-12-2025 dalla Questura di Milano e di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali, relativa all’istanza presentata dal ricorrente con assicurata n. -OMISSIS-, volta ad ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di studio.

Giustizia amministrativa202600163

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: messaggio qualificato come provvedimento di archiviazione dell'istanza di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di studio, motivato dall'impossibilità di lavorare la pratica decorso il termine di cinque anni

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il messaggio trasmesso dalla Questura di Milano tramite PEC il 13 dicembre 2025, qualificandolo come provvedimento di archiviazione dell'istanza presentata il 20 ottobre 2020 per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di studio, nonché gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali. Il testo non espone il contenuto specifico dei motivi di ricorso. Nelle more del giudizio, il ricorrente ha chiesto la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, riferendo di essere stato convocato presso gli uffici della Questura per gli adempimenti propedeutici al rilascio del titolo.

La decisione

Il TAR ha escluso la cessazione della materia del contendere, poiché la convocazione presso la Questura e l'avvio degli adempimenti propedeutici non dimostrano l'effettivo rilascio del permesso di soggiorno, cioè il conseguimento del bene della vita perseguito. Ha tuttavia ritenuto manifesto il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, sulla base di quanto dichiarato dal ricorrente circa l'evoluzione favorevole del procedimento amministrativo, e ha dichiarato il ricorso improcedibile ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese sono state compensate, in ragione della natura processuale della pronuncia e dell'assenza di difese sostanziali dell'Amministrazione.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti in camera di consiglio.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    È stato applicato per dichiarare l'improcedibilità del ricorso a causa del sopravvenuto difetto di interesse alla decisione.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    È stato richiamato quale presupposto per disporre l'oscuramento delle generalità del ricorrente.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono stati richiamati, unitamente alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.

Massime di principio

  • La convocazione dell'interessato e l'avvio degli adempimenti amministrativi propedeutici al rilascio di un titolo non integrano, di per sé, la cessazione della materia del contendere, se il bene della vita richiesto non è stato effettivamente conseguito.
  • Quando, nelle more del giudizio, la condotta dell'amministrazione o l'evoluzione del procedimento fanno venir meno l'interesse concreto e attuale alla decisione, ma non risulta integralmente soddisfatta la pretesa sostanziale, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, non definito con cessazione della materia del contendere.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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