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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4927/2025 del 06/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti della Castiglia per: partecipazione ad associazione di tipo mafioso con ruolo direttivo (capo 401), partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (capo 1), quattro episodi di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio (capi 384, 385, 389) e detenzione di armi da fuoco (capo 421). La ricorrente denunciava vizi di motivazione e violazioni di legge, sostenendo in particolare che: non sussistono elementi per attribuirle un ruolo dirigenziale nell'associazione mafiosa (i contatti contestati sarebbero episodici o di interesse personale, e la mera convivenza con il presunto capo non è prova di partecipazione); la sua partecipazione al traffico di stupefacenti non prova automaticamente l'inserimento nell'associazione mafiosa; i singoli episodi di detenzione di droga sarebbero da qualificare come marginali o non provati nella quantità; la detenzione dell'arma non dimostrerebbe la disponibilità materiale né l'aggravante "metodo mafioso" o lo specifico dolo di agevolazione del sodalizio.

La decisione

La Corte ha disposto: - Annullamento dell'ordinanza impugnata limitatamente al delitto contestato al capo 401 (partecipazione all'associazione di tipo mafioso con ruolo direttivo) e relativamente all'aggravante prevista dall'art. 416-bis.1 c.p. quanto al capo 421 (detenzione arma), con rinvio al Tribunale di Catanzaro per un nuovo esame e integrazione della motivazione su quei punti; - Dichiarazione di inammissibilità del ricorso per il resto: in particolare, il motivo relativo alla partecipazione all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti è stato ritenuto infondato, con la conferma del giudizio di gravità indiziaria circa il ruolo stabile della Castiglia nel traffico (raccordo, ritiro dello stupefacente, procuramento di schede telefoniche "pulite"); analogamente, le doglianze sui singoli reati-reato-scopo in materia di stupefacenti e sul concorso nella detenzione dell'arma sono state giudicate manifestamente infondate, salvo quanto già detto sull'aggravante di cui all'art. 416-bis.1.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La norma definisce l'associazione di tipo mafioso; la Corte rileva che la partecipazione all'associazione mafiosa richiede comportamenti funzionali agli scopi previsti dall'art. 416-bis, terzo comma, basati sulla forza d'intimidazione e sulla condizione di assoggettamento nel tessuto socio-economico, e che il mero coinvolgimento in traffico di stupefacenti o la relazione personale con il capo non sono di per sé sufficienti a provare tale partecipazione.

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Si tratta dell'aggravante collegata all'uso del metodo mafioso: la Corte richiede motivazione puntuale per accertare che la detenzione dell'arma sia stata funzionalmente idonea ad agevolare il sodalizio e annulla l'ordinanza in relazione a questa aggravante per carenza di adeguata valutazione probatoria.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990 (comma 5)

    La difesa richiamava l'ipotesi di riqualificazione in fatti di lieve entità ai sensi del comma 5; la Corte tuttavia giudica le obiezioni sulle quantità e qualità delle sostanze insufficienti a scalfire il complessivo quadro indiziario relativo al ruolo operativo della ricorrente nel traffico.

  • art. 309 cod. proc. pen. (comma 7)

    Norma sulla competenza per il rinvio: la Cassazione rinvia il procedimento al Tribunale di Catanzaro per il nuovo esame, richiamando l'operatività di questo comma.

  • regole generali sul concorso di persone nel reato

    La Corte afferma che il concorso non richiede necessariamente la disponibilità materiale diretta dell'oggetto (arma), potendo rilevare anche la disponibilità 'manu aliena' o il concorso morale (determinazione o rafforzamento della volontà criminosa del detentore materiale).

Massime di principio

  • Per qualificare il ruolo direttivo in una associazione mafiosa è necessario dimostrare l'esercizio effettivo di poteri decisionali e una disponibilità stabile a operare per l'associazione; atti episodici, atti compiuti per interesse personale o per solidarietà familiare non sono sufficienti.
  • La partecipazione ad un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti non comporta automaticamente l'inserimento anche in un'associazione di tipo mafioso parallela: va provato il contributo specifico e stabile alle attività tipiche dell'associazione mafiosa (uso della forza d'intimidazione, assoggettamento territoriale, attività estorsive ecc.).
  • Elementi logistici e organizzativi (es. procurare schede telefoniche "pulite", fungere da raccordo stabile tra sodali, curare ritiri dalla base logistica) sono indizi rilevanti di una partecipazione stabile e operativa in una organizzazione per il traffico di stupefacenti.
  • In tema di detenzione di arma, non è richiesto che tutti i partecipanti abbiano una disponibilità materiale contemporanea: rileva anche la disponibilità indiretta o il concorso morale quando si dimostri che l'agente ha procurato l'arma o ha determinato/rafforzato la volontà del detentore materiale di usarla.
  • L'aggravante connessa al metodo mafioso richiede motivazione puntuale: va accertato che la detenzione/uso dell'arma fosse funzionale all'agevolazione del sodalizio e non riconducibile esclusivamente a finalità personali.
  • Per l'applicazione della custodia cautelare è necessaria una prova di gravità indiziaria con qualificata probabilità logica; quando le circostanze sono equivoche o eccedono l'ambito personale, il giudice deve fornire motivazione adeguata e circostanziata o integrare il proprio giudizio su rinvio.

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