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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10920/2023 del 14/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza di conferma del sequestro preventivo che riguardava aziende, quote societarie, beni immobili e mobili, conti correnti e depositi ascritti a Poerio e Lanatà. Gli argomenti principali erano: violazione dell'art. 627 c.p.p. per mancata uniformità del Tribunale ai principi di diritto indicati dalla Corte di cassazione; carenza motivazionale sul fumus commissi delicti; mancata indicazione del perimetro temporale di riferimento per valutare l'acquisto dei singoli beni rispetto al "tempus commissi delicti"; mancanza di specificazione del nesso di pertinenza e di strumentalità fra singoli beni e reati contestati; indebita estensione del sequestro a beni acquisiti prima del periodo rilevante e difetto di valutazione del principio di proporzione e della distinzione fra patrimoni dei due ricorrenti. Si eccepiva inoltre che il Tribunale aveva fatto un richiamo generico alle sentenze di condanna senza compiere gli accertamenti richiesti dalla Corte nelle precedenti pronunce (valutazione dei beni correlati a reati per i quali vi siano state assoluzioni o condanne, verifica della sproporzione, delimitazione temporale, e verifica in ordine alle confische obbligatorie).

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale per nuovo esame. La Corte ha censurato il Tribunale per avere omesso gli accertamenti specifici cui era stato demandato: non sono stati chiariti il collegamento specifico fra singoli beni e reati, il perimetro temporale dell'illecito accumulo, la sussistenza del requisito della sproporzione, quali beni fossero profitto o strumenti del reato, e quali beni soggetti a sequestro ai sensi degli artt. 240-bis e 416-bis c.p. Inoltre la Corte ha ritenuto insufficiente il richiamo generico alle esigenze cautelari di cui all'art. 321 c.p.p. e ha ordinato al Tribunale di applicare compiutamente i principi di diritto indicati nelle precedenti pronunce nella nuova valutazione.

Norme richiamate

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Richiamato dai ricorrenti per lamentare la violazione dovuta al mancato adeguamento del giudice di rinvio ai principi di diritto indicati dalla Corte; la Corte ha rilevato che il Tribunale non si è uniformato alle indicazioni e non ha compiuto gli accertamenti richiesti.

  • art. 321, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma sulle esigenze cautelari (impeditive/evitative). La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia fatto un richiamo generico a tali esigenze senza specificarne il requisito concreto che giustificasse il sequestro.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Riferito come base normativa per confisca/sequestro di beni riconducibili ad attività illecite; la Corte ha chiesto chiarezza su quali beni siano stati sequestrati ai sensi di tale norma e su come sia stato verificato il relativo perimetro temporale e di sproporzione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sulla fattispecie di associazione di tipo mafioso e sulle relative misure patrimoniali. La Corte ha richiamato la necessità di chiarire quali beni siano ritenuti collegati all'associazione mafiosa e con quale ragionamento siano stati assorbiti dal provvedimento cautelare.

  • art. 12-sexies legge 356 del 1991

    Citata in relazione al perimetro temporale e al nesso di pertinenza per misure patrimoniali: la Corte ha evidenziato l'omissione di motivazione su tali profili e la necessità di una verifica puntuale.

Massime di principio

  • Il giudice di rinvio deve applicare espressamente e compiutamente i principi di diritto indicati dalla Corte di cassazione: non sono sufficienti richiami generici a provvedimenti o sentenze precedenti.
  • Per giustificare sequestro e confisca è necessario motivare caso per caso: indicare per ciascun bene la causale del sequestro, il reato cui il bene è riferito e se si tratta di profitto, strumento o cosa destinata a commettere il reato.
  • Va chiarito il perimetro temporale ("tempus commissi delicti") rispetto al quale verificare la sproporzione fra valore dei beni e redditi o attività dei soggetti; beni acquistati prima del periodo rilevante richiedono specifica spiegazione.
  • Le condanne o assoluzioni parziali devono essere valutate concretamente: una sentenza di condanna non autorizza automaticamente il sequestro indiscriminato di tutto il patrimonio; viceversa un'assoluzione o l'esclusione di aggravanti può incidere su quali beni siano ancora sequestrabili.
  • Quando si invoca la disciplina speciale (es. art. 416-bis, art. 240-bis c.p.) occorre specificare se e perché l'impresa/società è stata ritenuta 'strutturalmente mafiosa' o quale nesso strutturale esista con l'associazione.
  • Il richiamo alle esigenze cautelari ex art. 321 c.p.p. richiede motivazione puntuale sulle esigenze impeditiva/evitativa o di conservazione; non è sufficiente l'affermazione generica che i beni potrebbero ancora essere utilizzati.
  • In fase di riesame/rinvio il giudice deve esaminare la documentazione difensiva e le richieste di delimitazione del sequestro o restituzione parziale, attuando una distinzione tra i patrimoni dei diversi indagati.
  • In presenza di più pronunce della Corte (annullamenti precedenti) il giudice di rinvio deve svolgere gli accertamenti specifici indicati dalla Corte e motivare in modo puntuale le ragioni per le eventuali conferme o modifiche del sequestro.

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