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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06200/2025 del 14/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che la propria condotta avrebbe integrato soltanto espressioni ingiuriose e minacciose, non idonee a integrare il delitto contestato. Con il secondo motivo ha dedotto nullità della sentenza d'appello per avere la Corte territoriale corretto de plano un errore materiale nella data della sentenza di primo grado, senza attivare il procedimento camerale previsto dall'art. 130 c.p.p. La Cassazione ha ritenuto entrambi i motivi manifestamente infondati: quanto al primo, ha rilevato che la condotta descritta dalla decisione impugnata, consistita nello sputare verso gli agenti, spintonarli e proferire gravi minacce mentre intervenivano per interrompere un'aggressione, era idonea a coartare la volontà degli operanti e quindi correttamente sussunta nell'art. 337 c.p.; quanto al secondo, ha osservato che l'errore era palesemente materiale e che il ricorrente non aveva dedotto alcun concreto interesse a partecipare all'udienza camerale di correzione.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto manifestamente infondati i motivi proposti: il primo perché la condotta dell'imputato integrava resistenza a pubblico ufficiale e non mera minaccia o ingiuria; il secondo perché la correzione de plano di un errore materiale non determina nullità deducibile senza allegazione di un concreto interesse alla partecipazione camerale. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 337 c.p.

    Il delitto sussiste quando il comportamento aggressivo o minaccioso verso il pubblico ufficiale sia finalizzato a costringerlo a compiere o omettere un atto del proprio ufficio, trascendendo la mera volgarità o la generica minaccia.

  • art. 130 c.p.p.

    La correzione dell'errore materiale può essere adottata con il procedimento previsto per la correzione degli errori materiali; la mancata celebrazione della camera di consiglio determina una nullità deducibile solo se il ricorrente indichi un concreto interesse a parteciparvi.

  • art. 178 c.p.p.

    La violazione delle forme della correzione dell'errore materiale integra una nullità di ordine generale, ma la deducibilità in cassazione richiede la specifica allegazione del concreto interesse leso.

Massime di principio

  • Integra il delitto di resistenza a pubblico ufficiale la condotta che, attraverso violenza o minaccia, sia concretamente diretta a coartare l'operato dell'agente e a impedirgli o condizionargli il compimento dell'atto d'ufficio; non è sufficiente una mera manifestazione di ingiuria o di minaccia slegata dall'incidenza funzionale sull'attività pubblica.
  • Ai fini della configurabilità della resistenza, conta la finalizzazione oggettiva della condotta rispetto all'atto d'ufficio, che può desumersi anche da atteggiamenti aggressivi, spintoni, sputi e frasi gravemente intimidatorie rivolte agli operanti.
  • La correzione de plano di un errore materiale in sentenza non è di per sé causa di nullità utile al ricorso per cassazione se l'errore è manifestamente tale e il ricorrente non indica quale concreto pregiudizio o interesse partecipativo avrebbe avuto nella camera di consiglio.
  • Le nullità di ordine generale relative al procedimento di correzione dell'errore materiale sono deducibili in cassazione solo in presenza di una specifica e attuale lesione del diritto di partecipazione della parte.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniResistenza e oltraggio a pubblico ufficiale
RamiProcesso penaleReati contro la PA
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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