Sentenza del 24/08/2022 n. 25192 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia notificava avvisi di accertamento per gli anni 2003-2005 contestando indebita deduzione di costi, indebita detrazione IVA e partecipazione a frodi carosello con fatture da società 'cartiere' (AUTOVADESE, VADESE AUTO, QUEEN CAR, DORA CAR, ecc.). La contribuente deduceva la regolarità delle fatture, la congruità dei prezzi e l'inapplicabilità dell'art.60-bis DPR 633/1972 (entrato in vigore 1/1/2005). La CTP respingeva il ricorso; la CTR invece accoglieva l'appello della M. basandosi su modelli F24 prodotti in appello, dichiarazioni di un gestore e prospetti di prezzo. L'Agenzia impugnava in Cassazione sostenendo che la CTR aveva scavalcato l'onere della prova a suo carico (dovere di provare la conoscibilità/conoscenza della frode) e si era basata su elementi prodotti tardivamente o non decisivi; inoltre lamentava che alcuni documenti (reversale relativa ad assegno annullato) non fossero stati adeguatamente valutati.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto i motivi primo e terzo del ricorso, ritenendo che la CTR abbia malgestito la ripartizione dell'onere probatorio: l'Amministrazione deve provare, anche per presunzioni fondate su elementi oggettivi, che il cessionario conosceva o avrebbe dovuto conoscere l'inserimento dell'operazione in una frode; nel caso la Corte ha ritenuto esistenti indizi di conoscibilità (rapporti duraturi con società cartiere, variazioni frequenti di sedi, prestanome) e ha censurato la valutazione della CTR che si era basata su modelli F24 prodotti tardivamente e su elementi neutri (congruità prezzi, regolarità formale). Ha inoltre ritenuto che la CTR non avesse esaminato adeguatamente la documentazione sulla restituzione/annullamento dell'assegno e la deducibilità di specifici costi, per cui tali profili devono essere riesaminati. La sentenza impugnata è stata cassata e rinviata alla Commissione Regionale dell'Abruzzo (sezione distaccata di Pescara) in diversa composizione, con disposizione di liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 2729 c.c.
Riferimento al regime delle presumptions e alla prova; la Corte richiama regole sulla prova e la possibilità di utilizzare presunzioni per dimostrare la conoscenza/conoscibilità della frode.
art. 2697 c.c.
Principio della ripartizione dell'onere della prova; la Corte sottolinea che l'amministrazione ha l'onere di provare la consapevolezza o conoscibilità della frode, poi incombe al contribuente provare di aver adottato la diligenza richiesta.
art. 360 c.p.c., n. 3
Fondamento giurisdizionale per il motivo di cassazione (violazione di norme processuali/di diritto) evocato dall'Agenzia.
D.P.R. 633/1972, art. 60-bis
Norma sulla responsabilità solidale del cessionario nel versamento dell'IVA; richiamata in fatto ma ritenuta inapplicabile alle operazioni anteriori al 1/1/2005.
D.P.R. 917/1986, art. 109
Norma richiamata dall'Agenzia in relazione al disconoscimento della deducibilità dei costi; la Corte ha ritenuto comunque che la CTR abbia dovuto esaminare meglio la documentazione probatoria relativa ai costi contestati.
Giurisprudenza comunitaria e di legittimità (Corte di Giustizia UE, Cass.)
Corte Giust. 6 luglio 2006, C-439/04 e C-440/04; 6 dicembre 2012, C-285/11; 31 gennaio 2013, C-642/11; Cass. 20/07/2020, n.15369; Cass. 12/05/2011, n.10414; Cass. 19/12/2019, n.33915
La giurisprudenza UE e della Cassazione impone che il diniego della detrazione IVA sia motivato da prova della consapevolezza o conoscibilità della frode da parte del cessionario; la congruità formale dei documenti non è sufficiente per escludere la frode.
Massime di principio
- In materia IVA, se l'Amministrazione contesta operazioni soggettivamente inesistenti o inserite in frodi carosello, spetta all'Erario provare che il cessionario era a conoscenza o avrebbe dovuto essere a conoscenza della frode sulla base di elementi oggettivi e specifici.
- Elementi formali (fatture regolari, congruità dei prezzi, modelli di pagamento) sono neutri o possono essere utilizzati per camuffare operazioni fittizie: non sono di per sé idonei a provare la buona fede del cessionario.
- La prova della conoscibilità della frode può desumersi da indizi ripetuti e sistematici (rapporti duraturi con società sospette, frequenti variazioni di sede, uso di prestanome): tali indizi, se solidi, gravano sulla contabilità del contribuente.
- Documenti prodotti tardivamente (ad es. modelli F24 prodotti solo in sede di appello) hanno scarso valore probatorio rispetto alla situazione esistente al momento della cessione; la prova deve riferirsi al momento dell'operazione.
- Il contribuente, una volta che l'Amministrazione abbia assolto il proprio onere probatorio, deve dimostrare di aver adottato la diligenza massima esigibile nella scelta del fornitore (verifiche ragionevoli sulla struttura e capacità del cedente), ma non è richiesto che compia indagini investigative fuori dalla propria sfera normale di operatività.
- Il giudice d'appello deve esaminare e valutare tutti i documenti rilevanti (es. reversali, annullamenti di assegni) prima di esprimere giudizi sulla deducibilità dei costi; omissioni valutative possono giustificare la cassazione e il rinvio.
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