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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29551/2025 del 18/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza di conferma del sequestro preventivo, anche per equivalente, disposto nei suoi confronti per i reati di autoriciclaggio e reati tributari (art. 5 d.lgs. 74/2000 e art. 648-ter, comma 1 c.p.). Due linee di censura: (1) violazione dei diritti di difesa per la mancata tempestiva autorizzazione ad accedere all'archivio riservato delle intercettazioni e all'estrazione di copie, con conseguente nullità e inutilizzabilità delle captazioni; (2) plurime doglianze sul sequestro patrimoniale: eccessiva estensione ed esecuzione illogica della misura su tutti i beni dell'indagato, duplicazione della cautela reale per gli stessi importi, mancata considerazione dell'estinzione del debito tributario, errata applicazione e presunta irretroattività della disciplina sulla confisca allargata, illegittima estensione del sequestro senza valutazione del nesso di pertinenzialità dei singoli beni, inversione dell'onere della prova circa la legittima provenienza, violazione del principio di proporzionalità e mancanza del dolo specifico per il reato tributario al momento dell'acquisizione dei beni.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Motivi principali: (a) sul rifiuto dell'accesso agli atti di intercettazione, il giudice ha osservato che la piattaforma investigativa era eterogenea e che il ricorrente non ha specificato l'incidenza che l'espunzione di quel materiale avrebbe avuto sulla linea probatoria complessiva, violando il principio della specificità del motivo di impugnazione; in assenza di tale dimostrazione la questione è irrilevante per la valutazione della gravità indiziaria. (b) sulle censure patrimoniali, la Corte ha rilevato l'assenza di specificità nell'indicazione dei beni di cui si chiedeva la restituzione e la mancata distinzione tra diverse forme di sequestro (confisca diretta, sequestro per equivalente, confisca allargata), obbligatoria ai fini dell'interesse ad impugnare. Il decreto del GIP era articolato e la quantificazione dei proventi e degli importi soggetti a vincolo è stata ritenuta regolare: somme rinvenute in contanti e su conto corrente e numerosi beni mobili di pregio (autoveicoli, orologi, gioielli). La Corte ha confermato che il sequestro per equivalente prescinde dalla liceità o dall'epoca dell'acquisto e che l'estinzione del debito tributario non estingue automaticamente il reato successivo di autoriciclaggio; inoltre la confisca allargata è applicabile in presenza di sproporzione tra redditi dichiarati e patrimoni e la presunzione iuris tantum di illecita accumulazione può essere superata solo con allegazioni specifiche e verificabili sulla legittima provenienza. Infine, la Corte ha rilevato che molte doglianze erano generiche o attinenti al merito dei fatti non devoluto adeguatamente al giudice di merito, rendendo il ricorso inammissibile. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, da liquidare equitativamente.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 5

    Norma sui delitti tributari che ha costituito presupposto per l'accertamento dell'origine illecita di proventi; l'estinzione del debito tributario non estingue automaticamente il successivo reato di autoriciclaggio.

  • codice penale, art. 648-ter, comma 1

    Prevede il reato di autoriciclaggio; la gravità indiziaria rispetto a tale reato è stata ritenuta sussistente e non influenzata dalla successiva estinzione del debito tributario.

  • codice penale, art. 648-quater

    Regola il sequestro per equivalente come misura anticipatoria della confisca: prescinde dalla liceità e dall'epoca dell'acquisto dei beni e richiede la disponibilità degli stessi in capo al destinatario.

  • codice penale, art. 240-bis

    I reati 'spia' e la disciplina della confisca allargata: la sproporzione tra redditi e patrimonio legittima presunzione iuris tantum di illecita accumulazione che l'interessato può superare con specifiche e verificate allegazioni.

  • codice di procedura penale, art. 325

    Limiti del sindacato di legittimità sulle misure cautelari reali: la Cassazione può intervenire solo per violazione di legge, ivi compresa motivazione omessa o apparente.

  • codice di procedura penale, art. 178, lett. c)

    Riferimento alla possibile nullità di atti processuali di regime intermedio richiamata dal ricorrente; la Corte ha ritenuto però irrilevante la questione per mancata specificazione dell'incidenza probatoria.

  • codice di procedura penale, disp. att. art. 173

    Norma procedurale utilizzata per la formulazione sintetica del ricorso in cassazione; i motivi sono stati riassunti ai sensi della disciplina delle disposizioni di attuazione.

  • codice penale, art. 170

    Principio per cui l'estinzione del reato presupposto non si estende automaticamente al reato successivo; citato per sostenere che l'estinzione del credito tributario non annulla l'autoriciclaggio.

  • legge 17 ottobre 2017, n. 161, art. 31

    Introduzione del divieto di giustificazione della provenienza dei beni in alcune ipotesi di confisca allargata; applicabilità anche a beni acquistati prima dell'entrata in vigore, salvo specifica finestra temporale individuata dalla giurisprudenza.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Prevede la condanna alle spese processuali e la possibilità di liquidare una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende nei confronti del ricorrente per deduzioni processuali ritenute colpose.

Massime di principio

  • La deduzione sull'inutilizzabilità di singoli elementi probatori (es. intercettazioni) deve indicare con precisione quale incidenza avrebbe l'espunzione su tutto il quadro probatorio; in mancanza il motivo risulta inammissibile.
  • In caso di misure cautelari reali il ricorrente deve specificare i beni di cui chiede la restituzione e chiarire se il vincolo sia stato posto a titolo di sequestro diretto, per equivalente o per sproporzione: senza questa specificazione l'interesse ad impugnare è carente.
  • Il sequestro per equivalente ai sensi dell'art. 648-quater c.p. non richiede la prova della illiceità o della data di acquisto dei beni, ma la loro disponibilità e l'impossibilità di aggredire direttamente il profitto del reato.
  • La confisca allargata (art. 240-bis) si fonda su una presunzione iuris tantum di illecita accumulazione derivante dalla sproporzione tra redditi e patrimonio; tale presunzione può essere superata solo con allegazioni specifiche e prove concrete sulla legittima provenienza.
  • L'estinzione del reato presupposto o del debito tributario non estende i suoi effetti al reato successivo di autoriciclaggio: l'operatività del reato successivo è autonoma rispetto all'eventuale estinzione del primo.
  • La Corte di cassazione, in materia di misure cautelari reali, sindaca principalmente violazioni di legge e carenze motivazionali; questioni sostanziali di fatto non devolute con adeguata specificità al giudice di merito risultano inammissibili in cassazione.

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